20 AGOSTO 2012: ALLA FESTA DI MACHHE-NARAYAN

ALL’ INTERNO DEL TEMPIO DI MACHHE NARAYAN

Oggi voglio spingermi un pò più lontano con la mia passeggiata tardo pomeridiana; ho sentito che in un villaggio non lontano è iniziata una festa che  durerà ben 1 mese e la cosa mi incuriosisce. Sulla strada riesco ad avere un passaggio da parte di una corriera che sta trasportando vettovaglie e pentolame vario proprio per la festa; ci sono una decina di uomini che mi offrono subito 2 cose: il posto a sedere ed un sorso di raksì, la loro grappa tradizionale, quella  come diremo noi, fatta in casa. Ho naturalmente accettato solo il posto a sedere.
Il villaggio dove si svolge la festa è ai piedi delle montagne che circondano KTM verso sud ovest  e da esse sgorgano alcune sorgenti che nel tempo qui hanno acquistato carattere  sacro.
Il piccolo paese si chiama MACHHE-GAON (villaggio dei pesci) e qui si venera e da oggi si festeggerà lungamente, MACHHE-NARAYAN (il dio Narayan che nasce dalla bocca di un pesce).  Vicino alle sorgenti tutto riporta a questa divinità: dei grossi pesci colorati tipo carpe nuotano in grandi vasche che circondano un tempietto  con statue di varie divinità  e alcuni simboli della religione induista.
I fedeli aggiungono paste colorate e offrono fiori e porzioni di cibo a queste loro divinità.
Sulla  piazzetta lastricata, a valle delle vasche,  si affaccia anche un vecchissimo tempio dedicato al dio che sorge dal pesce; è aperto solo durante poche festività, oggi è quindi mi si presenta un’ occasione che non voglio perdere.
Seguo i devoti lungo una stretta e sconnessa scala  di legno che sale  ripida all’ interno del tempio fino ad una piccolissima, angusta stanza buia rischiarata debolmente da alcune candele ad olio; per entrare, 3 alla volta, ci si deve togliere le scarpe e  mi accorgo così che anche qui l’ambiente ricorda la divinità perchè il pavimento è tutto bagnato,  probabilmente con dell’ acqua versata  in onore del dio. Le  preghiere e le offerte di soldi, cibo  e olio per le lampade qui avvengono di fronte a 5 piccole, ma straordinariamente belle, maschere d’ oro di divinità indù fra le quali ho riconosciuto solo la più facile, quella di Ganesh, il dio con la testa di elefante.
Il tutto  è estremamente mistico, ma come come mi capita a volte di sentire nei confronti della religione induista , anche un pò inquietante, forse a causa del buio, dell’umido, del pavimento bagnato su cui sto a piedi nudi o dell’ ambiente che puzza di olio bruciato.
Già mentre mi trovo all’ interno del tempio sento all’esterno  gran clamore di tamburi e piatti e quando esco vedo con sorpresa che la piazza si è animata; ai lati molti spettatori assistono ad una danza vorticosa di due uomini mascherati da divinità terrifiche con lo scopo di spaventare ed allontanare gli spiriti maligni (v. foto) Queste maschere terribili sono le stesse che ho visto l’ altro giorno durante i festeggiamenti nel tempio di Bag-Bahirav a Kirtipur.
Lasciata la piazzetta dove questi balli continuano senza sosta, percorro la via principale del villaggio tutta pavesata con bandierine e con tutti i negozietti aperti a vendere un pò di tutto; evito , a volte con fatica alcuni ubriachi ( sono purtroppo l’unico serio rischio in queste occasioni !) fino ad arrivare alla fine dall’ altra parte del villaggio.
La posizione  sul fianco della montagna fa sì che appena fuori paese si apra un dolcissimo paesaggio ondulato, interrotto qua e là dalle imponenti ciminiere delle fabbriche di mattoni.
Vedo Kirtipur ancora lontana, quindi comincio a camminare di fretta riuscendo ad arrivare alla scuola solo quando il sole è da un bel pò tramontato, un pò stanco ma felice  contento di aver vissuto una esperienza non abituale.
Ecco secondo il mio modo di vedere, cosa significa viaggiare: è un lasciarsi trasportare dagli eventi che ti attraversano la strada, che ti si offrono come occasioni da cogliere e qualche volta da seguire.
Queste piccole esperienze mi distraggono dal compito per cui sono qui, ma contemporaneamente mi danno la carica per continuare a lavorare in questo paese così affascinante.  Paolo

PIAZZA DI MACHHEGAON

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