25 agosto 2012: DIVINITA’, SANGUE E GRIGLIATE MISTE

L’ APPOSIZIONE DELLA TICA

FINALMENTE  SONO  EVASO  !
Come vi avevo preannunciato, approffittando della chiusura sabatale della scuola, sono riuscito a mettere in atto il mio piano di evasione e, anche se ha funzionato solo a metà, mi sono preso 2 giorni interi tutti per me.
Avevo programmato di dormire una notte fuori a Dhulikel, un paesotto a est di KTM sulla strada verso il Tibet, ma la persona con cui mi ero accordato e che mi accompagnava come conoscitore dei posti, già nella tarda mattinata di ieri, mentre giravamo fra i templi di Banepa vicino a Dhulikel, mi ha fatto capire che avrebbe preferito tornare a dormire a casa; non ho saputo, nè voluto insistere, quindi la sera sono rientrato in cella ….. ma solo per dormirvi poche ore.
Oggi comunque mi sono rifatto alla grande rispetto a ieri, perchè sono stato libero di camminare per quasi 8 ore e di fermarmi quanto e dove mi piaceva, entrando bene in sintonia con la gente e l’ ambiente nepalese.
Sono partito alle 7,20 e sono rientrato alle 18,40: girando quasi 12 ore  ho visto tante di quelle cose che per raccontarvele tutte mi toccherebbe restare qui in Nepal un altro mese, con gran gioia dei rimanenti membri del gruppo che sarebbero esentati dal darmi il cambio …. invece , fra circa 2 settimane … sotto un altro !
Mi è oramai capitato più volte di essermi trovato a fare qualcosa che avevo spergiurato non avrei mai fatto (ad esempio mettere le ciaspe, andare nel Langtan, avere un altro cane, dare la mia amicizia in Facebook, USARE UN BLOG).
Fra queste prese di posizione che non ho mantenuto, c’ era anche quella di non andare a vedere il tempio di DAKSHIN KALI, quello in cui avvengono i sacrifici di animali e invece …
Nelle mie intenzioni per la giornata avevo programmato di visitare solo Pharping, ma qualche chilometro oltre, l’ autobus faceva capolinea nei pressi del tempio dedicato alla terribile dea Kalì, sì proprio quella tanto utilizzata da Salgari nei suoi fantastici romanzi.
Mi sono detto, beh, forse è destino, proviamo ! Tutt’ al più butto l’ occhio e  se l’ ambiente non mi piace oppure se mi impressiono troppo, scappo via.
Era sabato, in Nepal giorno festivo settimanale, considerato però anche giorno poco fausto; per questi 2 motivi credo che ci fosse qui mezza KTM e la coreografia era così assicurata.
Tutti avevano il loro buon motivo per recarsi in questo luogo: chi per offrire un sacrificio con assorta spiritualità, chi per passare un giorno di festa in compagnia dopo messa, chi, come me, per curiosare e chi, immagato dalla lettura del nostro  amato poeta Leopardi (?), desiderava con un sacrificio ( mica loro !! ),di trasformare un giorno festivo poco felice in un luminoso ” sabato del villaggio “.
Merita però che prima vi dica qualcosa anche sul percorso fatto in autobus da Kirtipur a Pharping.
Si è svolto lungo paesaggi assolutamente strepitosi, ora in vista di estesi terrazzamenti a risaie, ora di fitta foresta, ora alti sulla valle dove scorreva  con ampie anse l’ oramai grande fiume Bagmati, ansioso di versarsi nel Gange.
Mentre l’ autobus stracarico arrancava in salita la vista si apriva man mano su un ampio panorama di morbide colline che degradavano verso la lontana KTM, zeppa di costruzioni.
Dal grande piazzale, dove gli autobus scaricavano a ritmo continuo frotte di fedeli, due lunghe scalinate scendevano al tempio della dea Kalì, posto sulla riva di un bel torrente (utile per lavare via il sangue dei sacrifici !) il quale scorreva immerso nella fitta  egetazione; insomma un ambiente naturale quanto mai suggestivo.
Le scalinate erano intasate da una lunghissima fila di fedeli; molti portavano sottobraccio un gallo o una gallina, pochi si tiravano appresso una capra, la stragrande maggioranza aveva con sè ciotole o canestri con fiori, paste colorate e cibo vario.
Mi aspettavo di sentire gli strilli degli animali, invece il luogo era  percorso solo dal brusio di fondo delle tante persone, rotto a momenti dal suono delle campane che i fedeli agitavano durante le preghiere.
Le persone, una addossata all’ altra, entravano nel recinto sacro dove, di fronte all’ altare della dea Kalì, c’ erano 2 officianti che  aiutavano a porgere le offerte inanimate; gli animali erano attesi poco più avanti da altri 2 addetti che veloci e asettici decapitavano una dopo l’ altra le galline che i fedeli porgevano loro.
Gli animali non avevano nemmeno il tempo di dire CO’ e  CO’ e si ritrovavano senza testa.
Ieri a Banepa, riguardo al fatto che una religione accettasse sacrifici cruenti, ho avuto una corta discussione con il compagno di viaggio, un nepalese induista con estese conoscenze di induismo,  tantrismo, buddismo, cristianesimo, yoga, italiano, sanscrito, ecc. ecc.
Prima di tutto mi ha detto che noi occidentali siamo convinti di sapere e invece siamo solo pieni di pregiudizi perchè le nostre conoscenze sono superficiali.
Una volta distrutta la mia possibilità di ribadire o quanto meno di confrontarmi, ha cercato di spiegarmi come nel ciclo delle reincarnazioni, a cui credono induisti e buddisti,  si devono effettuare qualche milione di passaggi prima di diventare uomini; ma non è finita, ci vogliono ancora circa 300.000 passaggi come uomini per avvicinarsi alla conoscenza e in ogni caso la progresione verso l’ alto avviene solo a seguito di una vita corretta.
Quando si uccide un animale, come in questo caso una gallina o una capra, la si aiuta quindi a progredire in questa scala semiinfinita.
Nonostante riconoscessi la mia ignoranza religiosa, non ce l’ho fatta a trattenere la domanda:
“Ma glielo avete chiesto alla gallina se preferisce essere scannata per un miglior domani o continuare oggi a razzolare su un’ aia insieme alle sue amiche di corte ?”
Chissà se ho esagerato ponendo la domanda in un modo così poco elegante, fatto sta che mi ha solo ribadito e confermato che noi occidentali non capiamo niente e il discorso è caduto.
Ma restando nei pressi di DakshinKali anche su questo punto ho cambiato, nel giro di poche ore, la mia opinione.
Infatti girovagando come al solito, ho visto nel bosco intorno al tempio gruppi di persone che festeggiavano con molta allegria, intanto che, sulle braci, si stavano arrostendo galline, capre e galli passati a miglior vita (pensate un pò, è proprio così che si usa dire anche da noi !) per uno scopo quanto mai utile e piacevole.
Allora mi è venuto in mente che anche noi facciamo i tortellini col brodo di gallina, oppure il lesso, o le costicine ai ferri a Natale, Capodanno, Pasqua, feste comandate e feste organizzate ( e quante !) con amici e parenti.
Quello che questi fedeli induisti fanno è quindi un pò la stessa cosa, solo che, invece di andare come noi in macelleria, vanno direttamente dal macellaio e in più ottengono favori dal dio che hanno così onorato.
Cosa si vuole di più ?  vanno a messa e allo stesso tempo hanno motivo e sostanza per festeggiare.
Della giornata di ieri ci sarebbero ancora molte cose da raccontare (le visite a templi e monasteri, la partecipazione ad una interessante puja, la salita in cima a una collina letteralmente coperta da bandiere di preghiera, la lunga chiaccherata con una bambina aspettando che passasse la pioggia, l’ incontro con un bel pò di personaggi ecc.) , ma mi hanno detto che il blog oltre un certo numero di battute scoppia e io non vorrei mai…..  Se lo desiderate, aspettatemi per un’altra puntata !        Paolo

DHAKSINKALI, ASPETTANDO DI FARE LE OFFERTE

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Un commento

  1. ortolan sandro · · Rispondi

    ‘sta scena a go vista anca mi!!!!!!!!!! raccapricciante per certi aspetti per altri molto suggestiva!

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