28 AGOSTO 2012: UP AND DOWN

QUELLO CHE SI TROVA A DAKSHINKALI

Riprendo, se siete d’ accordo, la descrizione del sabato così interessante passato nella zona Pharping – DakshinKali.
Sarà sicuramente capitato anche a voi che un giorno tutte le cose filino lisce e un altro quasi tutto si metta di traverso.
Quel sabato di sangue a DakshinKali tutto era andato per il verso giusto.
Dopo aver assistito alla decapitazione di alcuni pennuti, mi sono fermato a fare uno spuntino meridiano in uno dei tanti ristorantini che si aprivano lungo la ripida scalinata di accesso al tempio di Mata, posto sulla cima di una piccola, ma panoramica collina.
Sotto l’ ombra di un grande pipal, mi sono un pò rinfrescato e rifocillato con delle ottime polpettine di vegetali, escludendo, per quel momento, carne di gallina.
Sulla via di ritorno verso Pharping, sono stato attratto dall’ odore di carni alla brace che proveniva da radure in mezzo al bosco; ero curioso di verificare se effettivamente gli animali sacrificati poi facevano una fine dignitosa e utile  per le pance dei fedeli e così mi sono avvicinato.
Qui si trattava di una capra, affidata alle mani esperte di sezionatori, speziatori e cuochi mentre intorno qualcun altro si dava da fare con contorni, fritti, risi, verdure ecc.
Come al solito i pochi che lavoravano erano attorniati da una moltitudine di uomini in abito tradizionale, anonimamente grigio, e donne con sari o vestiti pachistani dai colori quanto mai sgargianti; tutti mentre attendevano il pasto, si distraevano contandosi chissà quali storie.
Quando mi sono avvicinato, sono stato immediatamente invitato al loro banchetto, ma ho accettato solo quello che mi veniva offerto come un tipico vino prodotto da loro…invece si trattava della loro micidiale bomba alcoolica, il Raksì o grappa derivata dal miglio; per fortuna avevo già mangiato altrimenti avrei avuto seri problemi a continuare a camminare mantenendo il ciglio della strada sotto controllo.
Poco più avanti, all’ interno di un altro bosco che sovrastava il torrente di Kalì, c’ erano diverse piattaforme in cemento, ampie e coperte, che ognuno, per poco più di una rupia, poteva noleggiare insieme ad amici e parenti, per fare festa o mangiare i sacrifici cotti .
Su una di queste piattaforme una bella compagnia stava allegramente festeggiando; quando sono passato accanto mi hanno invitato a stare con loro in un modo così carino e insistente che non ho potuto dire di no.
Mettendomi fra loro, seduto a gambe incrociate ( per quello che le mie dure articolazioni permettevano) ho mangiato un pezzettino di gallina sacrificale arrostita (bbuona!), un dolce di vaniglia e latte lavorato in modo da produrre una specie di segatura (dolce !), una pallina di pan di spagna (o pan di nepal ?) intinta nel miele (babà super dolce !), un pezzo di mela (acidula !),un misto di semi passati al fuoco (strani, ma buoni) ecc.
Sono stato accolto, e mi sono sentito,  proprio come uno di famiglia.
Quel giorno era anche l’occasione per festeggiare il compleanno di una di loro, un bella donna a cui, per galanteria non ho chiesto l’età, ma ho regalato il pacchetto di wafer che mi tenevo per merenda, gesto che ha conquistato tutti i presenti.
A un certo punto vedo il ragazzo che mi aveva invitato che si mette a contare le persone presenti e con occhi lucidi per la grande emozione che provava, mi dice che con il mio arrivo siamo diventati  12 comensali, numero che a tavola è di veramente buon auspicio.
Dopo poco più di mezzoretta molto piacevole passata in compagnia, con scambio finale di indirizzi (ne sto accumulando un bel pò), li ho lasciati per vedere Pharping, un bel villaggio di campagna, che sta diventando una sede importante del buddismo.
Nel tempo in questo villaggio si sono aggiunti almeno 6 monasteri, altrettanti gompa, 2 grandi stupa, chorten e altri caratteristici monumenti buddisti e sembra che le attività costruttive non si siano ancora fermate.
In questa zona il buddismo sta lentamente soppiantando l’ induismo e ce ne si accorge osservando come i templi e altre manifestazioni induiste siano qui o quasi assenti o inserite  modestamente nelle invadenti architetture buddiste.
Nel Rigzu Phodrang Gompa (=tempio), ho avuto la fortuna di assistere ad una PUJA (cerimonia religiosa) molto importante perchè commemorava la nascita di uno dei lama più venerati del buddismo: Guru Rinpoche chiamato dagli induisti Padmasambhava, a ricordare come le due religioni siano da sempre intrecciate.
Una lunga serie di litanie ripetitive e di monotoni mantra, accompagnati dal ritmo incessante di un grande tamburo, tendono  a creare all’ inizio uno stato di leggera trance; poi intervengono tutti gli strumenti tipici delle cerimonie religiose buddiste ( trombe, conchiglie, tamburelli, campanelli ecc.) che insieme danno luogo ad un frastornante finale.
Un breve momento di silenzio poi l’ officiante riprende a recitare un’ altra preghiera con tono montono e grave della voce, subito seguito dalle voci di tutti gli altri monaci, che si sormontano o si inseguono.
Mentre fuori imperversava brevemente il monsone, mi son lasciato coinvolgere e sedurre dall’ atmosfera di questa cerimonia, per poi, riposato e rigenerato riprendere il cammino.
Giornata positiva, anche perchè sono riuscito ad evitare gli altri 2 acquazzoni, riparandomi nei momenti giusti, sotto provvidenziali tettoie di case o negozi; ho approffittato delle soste forzate per fare quattro chiacchere con tutti quelli che mi capitavano a tiro, uomini donne , cani e bambini.
Verso tardo pomeriggio ho preso una delle ultime corse di autobus che partivano dal villaggio di Pharping, ma non ancora sufficientemente stanco di camminare, mi son fatto lasciare al Lago Tau Daa.
Ho percorso lentamente e in pace i 4 chilometri che mancavano alla Rarahil Memorial School, mentre il sole di un bellissimo tramonto illuminava di un verde caldo le risaie e le colline circostanti.

Del tutto differente la giornata successiva!  al mattino dopo aver aspettato un pò in ambulatorio l’ arrivo della dottoressa, mi dicono che è malata, quindi oggi niente visite; dedico tempo a mettere a posto insieme a Shrijena, farmaci e liste excel.
A mezzogiorno alla mensa mi son fatto tentare da invitanti cibi tutti fritti, ma forse ho esagerato con gli assaggi, perchè dopo l’ho pagata con problemi digestivi di cui non vi sto a raccontare.
Nel primo pomeriggio, quando stavo per andare a camminare in modo da aiutare la difficile digestione, sono arrivati dei tecnici per mettere in camera un telefono ( ma io non lo voglio!!!! Sto così bene senza nessuno che mi chiami !), bloccandomi per oltre 2 ore e senza alla fine riuscire a farlo funzionare: potenza della mia volontà !
Ho voluto mantenere l’ idea di partenza di arrivare dalla scuola fino al centro di Patan percorrendo stradine secondarie.
Strada facendo mi sono reso conto che non ci sono alternative, bisogna in buona parte camminare al  bordo di strade trafficate, sporche e zeppe di smog !
Arrivato alle Gole di Chobar ( definite con enfasi le più lunghe del sud asia ) mi accorgo che non si transita più lungo un romantico ponte tibetano, ma si passa il Bagmati sopra un largo ponte di cemento costruito da poco.
Il Bagmati sottostante, di un colore grigio scuro schifido, ruggiva tumultuoso perchè siamo nel periodo delle piogge e trasportava le tonnellate di immondizia che tanta KTM vi scarica; uno che ci fosse caduto dentro non sarebbe morto a  causa della corrente, ma avvelenato istantaneamente dalla sporcizia.
Anche il vicino tempio di Ganesh, una volta piccolo gioiello di architettura e di pace, ha subito qualche trasformazione rispetto l’ ultima volta che lo avevo visto; per esempio la bellissima statua in bronzo di ratto, il veicolo di Ganesh, è ora ingabbiata con una grossa inferriata e quasi non la si vede più.
L’ unica cosa che è rimasta interessante sono i veramente pregevoli e realistici fregi lignei erotici, che si trovano in alto sulle travi di sostegno del primo tetto.
Se promettete di non farlo vedere a minori ve ne mostro uno, sfidandovi a provare anche voi…
Dopo aver attraversato il largo e polveroso ponte, sono arrivato, già un pò stanco, alla periferia di Patan; pensavo di essere a buon punto, ma quando mi hanno detto che la fermata degli autobus per Kirtipur si trovava a più di un’ora di orribile percorso, mi sono cadute le articolazioni inferiori.
In considerazione del buio oramai incombente (ero partito troppo tardi per un giro così lungo) e della quantità di smog e polvere che stavo respirando e mangiando, ho rinunciato alle mie intenzioni di fare tutto con i miei mezzi ed ho preso un autobus che mi ha scaricato a 15 minuti ancora dalla stazione centrale.
Qui per fortuna ho trovato subito il pulmino giallo diretto a Kirtipur, e mi sono finalmente fermato, anche se per  40 minuti sono stato in piedi ristretto e immobilizzato.
Al momento di scendere avevo le ginocchia belle anchilosate sia per la posizione a lungo bloccata sia per la stanchezza del cammino.
Cosa mi è venuto in mente di scendere, come quando ero giovane, con l’autobus non ancora  fermo del tutto ?
Atterrato con le gambe rigide, ci è mancato poco che non facessi un capitombolo nella polvere  e schifezze associate … in quel momento ho capito che non era dovuto solo alla fatica e alla immobilizazione ma che che l’elasticità dei 20 anni mi aveva purtroppo abbandonato !
Profonda delusione e amarezza, ma avevo altre cose a cui pensare fra cui percorrere altri 15 minuti di strada per arrivare in tempo prima che la scuola chiudesse.
Ho mangiato pochissimo ( stanchezza associata a mezzogiorno di fritto ancora non digerito e forse  anche delusione articolare) e alle ore 20.45 ero già a dormire.
Speriamo che domani sia un’ altro giorno , si vedrà…. altrimenti vado anch’io a sacrificare qualcosa alla dea Kali.      Paolo

TEMPIO DI GANESH: PROVARE PER CREDERE

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