PIAZZA DEI MARTIRI KIRTIPUR BELLUNO

Il 2 aprile era il giorno della memoria per Kirtipur: si ricordavano i quattro concittadini uccisi dalla polizia nel 1990, durante una manifestazione contro il governo autoritario del re.

Sono i loro martiri per la libertà: Rajendra, Rajman, Hirakaji ,Lan , giovani tra i 18 e i 40 anni.

A loro è intitolata la nostra scuola: Rarahil è l’acronimo dei loro nomi.PIAZZA

La mattina il corteo  parte dalla piazza dove c’è il  loro monumento e si snoda per le vie della città vecchia: vi partecipano associazioni, scuole, con i loro striscioni e semplici cittadini. L’atmosfera è pacata, composta: non ci sono discorsi ufficiali, si procede in silenzio o parlando sottovoce, da ogni finestra c’è qualcuno che assiste. Ritornati alla piazza il corteo si scioglie con la deposizione di fiori sul monumento.CORTEO

Una cerimonia semplice, non retorica, non strumentalizzata dalla politica, che dimostra una grande coscienza civile. Forse dovremo imparare qualcosa da loro.

La vigilia della mia partenza i dirigenti della scuola hanno pensato a una cena di saluto. Ci ritroviamo nel refettorio con il preside Jagat, Narayan, tre componenti del comitato di gestione, Sunil e moglie, Pradip, Lila, Anita la nostra infermiera.

Anche nel commiato, non eccediamo in formalismi, un grazie di cuore, un augurio che la collaborazione fra di noi sia sempre proficua e faccia crescere la scuola e l’ambulatorio.

Poi come prevede il cerimoniale, mi è stato fatto il segno della tika, l’occhio della mente, che spero non abbia bisogno di correzione come gli altri due, mi è stata indossata la sciarpa augurale e consegnati dei regali: mazzetti di fiori, una statuina del Buddha, un berretto nepalese, la tipica bustina multicolore che subito mi sono messo.CENA

Alla sera quando sono tornato in albergo, ho suonato al cancello, si è affacciato il padrone e ha detto al cameriere una frase di cui ho capito solo la fine … “ bage”. Il senso era “vai ad aprire a quel nonno”. Al buio mi aveva scambiato per un nepalese.

Il viaggio di ritorno è andato bene; se dovete fare scalo a Doha di notte e passarvi alcune ore, ecco qualche consiglio per dormire. Felpa a portata di mano, non risparmiano sull’aria condizionata, mascherina, data l’efficiente illuminazione diffusa, che non lascia neanche un angolo di penombra.

L’aeroporto è moderno, ha file e file di poltrone in cuoio, con i braccioli fissi, per cui non ci si può distendere, è tirato continuamente a lucido da un esercito di inservienti ovviamente immigrati, per cui si aggiunge anche il riflesso del pavimento. Potete stare un po’ più comodi nella “quiet zone”, dopo il gate 22, dotata di long chair, (not so long really), ma sempre con l’illuminazione. Almeno siete fuori dal passaggio della gente e dalle chiacchiere nei più svariati idiomi.DOHA

Se invece non avete sonno e volete connessione, ci sono postazioni internet, wi-fy, prese per la ricarica delle batterie.

A questo punto devo ringraziare anch’io tutti quelli che mi hanno ispirato, sostenuto, accompagnato in questo mio soggiorno.

Prima di tutto gli amici del gruppo ADM, con i loro consigli, la loro esperienza e Mauro che mi ha introdotto a Kirtipur.

Tutti i nepalesi che ho conosciuto, in particolare Narayan, con cui ho lavorato di più, persona preparata, paziente, amabile, mi ha fatto trascorrere delle belle ore anche al di fuori dell’ impegno dell’ADM, con la passione e l’orgoglio di farmi partecipe della vita, delle feste, delle cerimonie della sua comunità.

E last but not list, un bacio alla sherpa che ho sposato, che per un mese non mi ha preceduto in montagna, mi ha sorriso su Skype, ha portato la legna e munto le capre.

Stavo per dimenticarmi l’offerta a Ganesh, che mi ha protetto!

 

Alberto

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