PICCOLO RACCONTO SERALE DA KIRTIPUR SU DI UN COLORIFICIO MOLTO SPECIALE E SUI CURIOSI RAGAZZI DELLA RARAHIL SCHOOL

Sono solo 2 giorni che sono qui eppure già mi sento a casa. Strano ma vero, eppure è così. Sto cominciando a conoscere piano piano tutte le persone che satellitano per un motivo o per l’altro attorno alla Rarahil School e sto cominciando, non senza fatica, a ricordare e a cercare di memorizzare i nomi di tutti. Non quelli degli alunni, chiaro…sarebbe un’impresa a dir poco
titanica e sarei anche leggermente pretenziosa nei confronti di me stessa se mi imponessi di farlo visto che gli alunni qui sono “solo” circa settecento ed hanno nomi che per le mie orecchie occidentali corrispondono a suoni difficilmente pronunciabili! Ma ce la sto mettendo tutta poiché il nome di una persona è cosa importante da ricordare…non si è forse sempre felici quando qualcuno ricorda da subito il nostro nome?

Ma a parte lo sforzo mnemonico a cui sono felicemente sottoposta, da ieri siamo entrati ufficialmente nella vulcanica fase dell’ ideazione artistica. Abbiamo visionato per bene la scuola e abbiamo deciso che inizieremo col decorare un paio di muri: uno dei muri che dipingeremo sarà per certo quello della saletta delle visite dentro l’ADM; un altro molto probabilmente sarà il grande muro (attualmente di un pallido colore verde) che c’è nella YOGA AND MEDITATION HALL.

In mezzo ai ragazzi della scuola..prime chiacchierate sotto gli alberi del cortile

La sala, mi dicono, è utilizzata spesso da diversi gruppi perciò è un ottimo spazio comune che ben si presta al nostro scopo. I soggetti da dipingere sono in via di definizione, ancora non è stato deciso esattamente che cosa faremo ma per questo c’è tempo…innanzitutto c’è da riparare il grande muro verde poiché presenta alcune crepe e alcuni segni di degrado e fragilità strutturali. Niente di preoccupante, anche perchè domani ( giorno in cui se tutto fila liscio dovrei mettermi all’opera per la suddetta operazione di restauro!) ci saranno a darmi una mano due signori nepalesi reclutati stasera stessa da Narayan, dopo che siamo rientrati a scuola con il materiale occorrente.
Se proprio devo esprimermi con sincerità, il fatto che nessuno dei due mastichi una sola parola di inglese mi fa venire qualche dubbio o qualche perplessità, ma poco importa…ci si intenderà a colpi di sorrisi e cazzuola ( spero solo che i colpi di cazzuola non finiscano sulla mia testa!)… in fondo non dobbiamo mica fare calcoli astronomici per rimettere in sesto la parete. Sicchè mentre sarò impegnata in queste spero semplici operazioni di restauro, le idee continueranno a scorrere e a definirsi.

NARAYAN E HIRA DAVANTI AD UNO DEI MURI PRESCELTI

NARAYAN E HIRA DAVANTI AD UNO DEI MURI PRESCELTI


Tra ieri e oggi ho avuto anche dei meeting con due artisti ( uno dei quali insegna qui alla Rarahil), Hira e Sangha, coi quali ho condiviso idee e propositi sul soggetto da dipingere e sui simboli da inserire nel dipinto. Ma siamo ancora in fase embrionale ed è giusto che sia così: i lavori migliori nascono senza fretta, lasciando sedimentare con calma idee ed impressioni, e credo che ci vorrà ancora qualche giorno di “brainstorming” per arrivare a trovare l’idea definitiva…sicchè per ora questo segreto lo tengo per me e vi svelerò i nostri propositi a tempo debito!

Ho iniziato ad incontrare parecchi gruppetti di ragazzini che riempiono di vita i cortili della scuola nei momenti di pausa: si avvicinano a me dapprima timidamente, solitamente a gruppetti di tre o quattro e poi, dopo due minuti di chiacchiere mi si moltiplicano sotto il naso e tutt’attorno come i pani e i pesci di una storia a noi ben nota! Parlano un inglese corretto e fluente, (spesso migliore del mio, lo ammetto!) e mi viene subito spontaneo un parallelo: quanti dei nostri bambini e ragazzi saprebbero conversare per un’ora intera in inglese in questo modo? La risposta la so, ed è evidente che gli studenti italiani hanno molta strada da fare a riguardo. Forse in questi paesi più che altrove si è ben intuito l’importanza della comunicazione internazionale e le sue effettive potenzialità e vengono dunque sfruttate al meglio. Grazie alla magia di una lingua in comune io ora sono qui e mi godo l’allegria dei loro discorsi, la bellezza della comunicazione che passa attraverso il verbo per arrivare poi ben più in profondità, più o meno…sì, direi…vicino al cuore.

Anche stasera, mentre consumavo il mio piatto serale di riso e verdure e me ne stavo seduta in allegra compagnia di un gruppetto misto di bambini e bambine curiosi e gentili, ho pensato alla grandiosità della comunicazione e ho capito che senza l’inglese non sarei mai riuscita a stare così bene assieme a loro. Siamo rimasti seduti quasi due ore fino a che per loro non è arrivato il momento di ritirarsi nelle loro stanze, sollecitati da uno degli insegnanti che dorme qui. Ancora però non sono a letto perchè attraverso le finestre aperte della stanza che ora è la mia casa li sento ridere e chiacchierare e lo ammetto: mi piacerebbe proprio esser lì con loro. Adoro stare coi ragazzi, mi è sempre piaciuto e più invecchio e più mi piace mescolarmi a loro: sono fonte inesauribile di energia e allegria, e la loro spontaneità, a qualsiasi latitudine del mondo, mi affascina da sempre. Penso che quando sono in mezzo ai ragazzini mi sento davvero completamente a mio agio, più che con gli adulti, e più passa il tempo e più questa convinzione si fa certezza, diventa pietra solida. Considero altresì un vero privilegio il fatto di avere l’opportunità di stare in mezzo ad essi, qui come in Italia: non v’è differenza. Ogni volta che spontaneamente mi accettano nel loro gruppo, mi invitano a stare con loro o mi chiedono sinceramente di condividere del tempo assieme è per me un regalo immenso. Loro non lo sanno e forse non ne sono consapevoli…ma io sì.

Anche poco fa in mensa mi hanno invitato a raggiungerli una delle prossime sere dopo cena nella stanza in comune che c’è nell’ostello in cui dormono. Maschi e femmine sono separati da un solo piano di scale, ma hanno una televisione in comune dove ogni tanto possono guardare qualche film, specialmente qualche bel polpettone di Bollywhood. Penso che non ci metterò moltissimo ad acconsentire, non mi farò di certo pregare! Mi hanno chiesto altresì se non ho paura a dormire tutta sola in uno dei palazzi della scuola, quello dove c’è la guest room per i medici o per chi è qui di passaggio, come me (anche se proprio proprio di passaggio non sono!), lontana da tutti e chiusa a chiave con il lucchetto…e, bhe, gli ho detto di no, perchè loro sono solo a poche decine di metri da me dall’altra parte del cortile e mi basterebbe tirare un sonoro urlo per attirare la loro attenzione nel cuore della notte! Così si sono fatti una gran risata e due dei ragazzi più grandi mi hanno subito rassicurata dicendomi che in caso di bisogno..saranno i primi ad accorrere da me! Perfetto! Posso dormire sonni tranquilli!

Ma prima di dilungarmi oltre con questi racconti voglio raccontarvi di una cosa tanto semplice quanto strepitosa che mi è successa oggi mentre me ne stavo in compagnia di Narayan e Hira nel colorificio di Kirtipur dove abbiamo comprato l’acrilico e il materiale per ripristinare le pareti da dipingere. Mentre gli uomini si occupavano della contrattazione e della scelta dei materiali io ero ovviamente estraniata dalla conversazione in nepalese, dunque mi sono messa a osservare attentamente il colorificio e tutta la merce in vendita, facendo inevitabili confronti con un noto simile esercizio bellunese ( niente nomi, per ovvi motivi!) che spesso frequento quando ho bisogno di materiale per dipingere. Lo sguardo mi è caduto subito sulle colonne, sulla porta e sugli angoli di muro del locale, tutti pieni zeppi di ditate colorate che sono evidentemente le “prove colore” effettuate dai clienti prima dell’acquisto: altro che campioni su cartongesso o altro! Qui immagino che basti intingere un dito dentro i barattoli di colore e poi strofinarlo sul primo angolo libero a portata di mano che non sia già stato imbevuto d’acrilico …et voilà! La prova colore è fatta!

PROVE COLORE NEL COLORIFICIO DI KIRTIPUR

PROVE COLORE NEL COLORIFICIO DI KIRTIPUR


Forse è molto più semplice così, in effetti…ma non so se il padrone del colorificio bellunese citato poco fa sarebbe della stessa opinione…ho come la remota impressione che l’idea non gli andrebbe propriamente a genio!

A parte ciò, quello che di favoloso ho poi scoperto ve lo racconto subito. Mentre mi guardavo attorno mi sono sentita sfiorare la testa da qualcosa di abbastanza grosso e veloce che è volato nel negozio e ho cercato subito con lo sguardo l’animale in questione, scoprendo con piacere che si trattava di una rondine. Premetto che io adoro le rondini. sono forse il volatile che più amo al mondo e le volte in cui ho pensato alla possibilità della reincarnazione mi sono trovata a desiderare di rinascere rondine: perchè è un animale piccolo e all’apparenza fragile ma che in realtà copre grandissime distanze quando migra da un continente all’altro del mondo; perchè i suoni che le rondini emettono sono simili alle grida festanti dei bambini quando giocano nei cortili; perchè la rondine viene associata all’arrivo della primavera e quindi diventano esse stesse un simbolo di rinnovamento e di rinascita. Mi è capitato spesso di inserire rondini nei miei disegni o nei miei dipinti: magari sono solo presenze marginali, non sono le protagoniste della scena ma a volte vi compaiono e riempiono l’atmosfera di allegria, con i loro acrobatici e spettacolari voli.

Detto questo, vi starete chiedendo che c’è dunque di strano o di straordinario nel volo di una rondine all’interno di un negozio che tra l’altro consiste in un semplice garage aperto sul lato che dà sulla strada principale, come se ne trovano in tutta l’Asia. Ebbene, la rondine non era semplicemente capitata di là per caso, confusa dopo una delle sue pazze traiettorie di volo, ma lì dentro aveva costruito la sua casa e il suo nido! Proprio sopra il bancone del negozio si è costruita la sua dimora e se ne vive lì indisturbata senza che nessuno osi scacciarla, anzi! Sotto il suo nido è stata posizionata ed inchiodata alla parete una semplice tavoletta di legno, giusto per riparare il bancone dall’inevitabile pioggia di escrementi dell’allegra famiglia di volatili: un chiaro invito a restare, un gesto bellissimo e nobile, a mio parere quasi commovente. Quanti dei nostri negozianti avrebbero lo stesso trattamento di riguardo nei confronti di un animale che decide di abitare nel loro esercizio commerciale? Non molti credo.

LA CASETTA NEL COLORIFICIO!

LA CASETTA NEL COLORIFICIO!


...E LA RONDINE!

…E LA RONDINE!


Ricordo molto bene che, qualche anno fa, quando è stato ridipinto il condominio dove allora abitavo, gli imbianchini dell’impresa ingaggiata per il lavoro in questione non si sono fatti molti scrupoli a distruggere i numerosi nidi di rondine che si trovavano nel sottotetto e che venivano ripopolati ad ogni stagione da numerose rondini. E non mi pare di ricordare lamentele da parte dei condomini, il che è forse ancor più triste. Per me erano una presenza speciale quelle rondini che ogni anno vi tornavano, e il verso di quegli animali ha accompagnato tutti i begli anni della mia infanzia passati ad esplorare il cortile attorno a casa che allora era tutto il mio mondo. Inutile dire che poi non sono più tornate e che da quella volta non riempiono più quel pezzetto di cielo che mi è stato tanto caro in quegli anni.

Quali conclusioni aggiungere allora prima di salutarvi? Che ho subito pensato alle strane coincidenze della vita e ai piccoli segni del destino che se sappiamo e vogliamo cogliere ci parla spessissimo, e spesso lo fa in modo divertente o poetico, come in questo caso. Considero la piccola rondine del colorificio un segno benaugurale, e la sua presenza (proprio lì, nel colorificio!) di buon auspicio per la mia permanenza nei prossimi due mesi qui in Nepal, soprattutto per il lavoro artistico da mettere in piedi coi ragazzi. Penso proprio che a questo punto sarà per me d’obbligo inserire da qualche parte nei murales che realizzeremo almeno una rondine in volo…ci avevo già pensato, ma da oggi pomeriggio l’idea è divenuta certezza. E questa…è l’unica anticipazione che vi lascio riguardo al progetto artistico!

CON NARAYAN E HIRA FUORI DAL FAMOSISSIMO "COLORIFICIO DELLA RONDINE", FELICI DEGLI ACQUISTI FATTI!

CON NARAYAN E HIRA FUORI DAL FAMOSISSIMO “COLORIFICIO DELLA RONDINE”, FELICI DEGLI ACQUISTI FATTI!

Buona notte a tutti dalla bella Kirtipur, adesso pubblico il post e poi filo a nanna!
Marta

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9 commenti

  1. Bello! Quante cose hai raccontato! Bellissima la rondine nel colorificio! :)

  2. SAPESSI CHE EMOZIONE è STATA PER ME VEDERLA!!! ;-)

  3. Bellissimo racconto, mi hai trasportato seppur virtualmente in quei luoghi!!
    Ciao

  4. Simonetta · · Rispondi

    brava Marta è un piacere leggerti, buon lavoro

  5. dina ricciardi rogel · · Rispondi

    QUA DEL CILE CARISSIMA MARTA, CHE STORIE EMOTIVE E PIENE DI LUCE E AMORE. MI VIEN DA PENSARE CHE PER QUESTI BAMBINI CON TANTO POCO SI E FELICE.
    HABBIAMO MOLTO D”IMPARARE.

  6. michelin daniela · · Rispondi

    Mi pare che tutto stia nascendo sotto i migliori auspici…. Anche la rondine sembra un segno positivo del destino…

  7. che piacere Marta leggere il tuo racconto, hai sempre la capacita’ di farci volare accanto a te, cosi’ lontana eppure cosi’ vicina. Rondini volano qui accanto sulla mia terrazza e la vista di Belluno si apre su una mattina fresca e serena. Vorrei leggere ogni giorno in classe le tue “avventure” grazie ad internet si aprono finestre stupende fra mondi diversi…grazie

  8. mia Marta,lo vedi che avevo ragione? nessuna preoccupazione,il mondo ha da darti tutto quello che hai da offrire e ben di più.Ti seguirò con la pace del volo della tua rondine.

  9. licia de gasperin · · Rispondi

    brava marta ciao

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