Manjushree e Re Laurino…leggende e miti di montagna che si intrecciano!

il serpente Naga della leggenda di Manjushree e la creazione della valle di Kathmandu

il serpente Naga della leggenda di Manjushree e la creazione della valle di Kathmandu

E’ ora di tornare a scrivere di cosa sta succedendo qui in questi giorni alla Rarahil school, così visto che stamattina ho un’oretta libera vi racconto della mia visita di ieri alla gola di Chobar.
Chobar, per l’appunto, si trova a poca distanza da Kirtipur in direzione di Kathmandu ed è nota a tutti i nepalesi poiché proprio qui è nata una delle più conosciute leggende nepalesi, quella della creazione della fertile vallata di Kathmandu. In questi giorni s’è deciso che sui due muri che decoreremo all’interno delle sale dell’AMBULATORIO DE MARCHI rappresenteremo leggende e storie strettamente legate alle montagne. Non solo riguardanti le montagne nepalesi, ma anche le nostre carissime Dolomiti, di certo non meno affascinanti del mitico Himalaya in quanto a bellezza! La leggenda nepalese che i bambini saranno chiamati a dipingere sul muro della sala delle visite mediche è appunto la leggenda di Manjushree, che a fondo pagina vi allego nella versione breve (allegarvi quella originale mi sembrerebbe eccessivo anche per i più appassionati di mitologia hindu, perciò vi grazio!!!). La leggenda invece che riguarda le Dolomiti è la famosissima storia di Re Laurino e del suo “Rosengarten”, che spiega il motivo per cui le Dolomiti hanno la meravigliosa propensione a divenire rosa durante le albe e i tramonti. Non la conoscete?… Ok, a fondo pagina inserisco anche questa leggenda, per soddisfare la vostra curiosità e per darvi magari nuovi spunti per eventuali racconti serali…scegliete voi stasera se raccontare ai vostri bimbi la leggenda nepalese o quella “nostrana”!
L’idea di usare le leggende di montagna per i nostri murales ci è venuta dopo qualche riunione tra Kirtipur e l’Italia ( col magico aiuto di Skype! Io e Narayan da una parte dello schermo e Simonetta con Valentina De Marchi dall’altra!) perchè in fondo apparteniamo tutti a zone di montagna e le nostre culture a volte presentano similitudini dovute probabilmente proprio a questo.
Sicchè vi ho anche svelato i temi utilizzati per due dei tre nostri murales! Ma prima di passare alla creazione dei bozzetti, Narayan ha ritenuto opportuno portami a vedere coi miei occhi la gola di cui narra la leggenda, in cui scorre ancora oggi il più sacro di tutti i fiumi nepalesi: il nerissimo Bagmati. La colorazione nera purtroppo non è una caratteristica positiva né una stranezza idrogeologica nepalese…è semplicemente nero per l’incredibile accumulo di rifiuti, scarichi industriali e liquami vari che vi si accumulano.
La gola di Chobar e il sacro Bagmati. Sullo sfondo, la periferia di Kathmandu.

La gola di Chobar e il sacro Bagmati. Sullo sfondo, la periferia di Kathmandu.


Oltretutto quando il fiume scorre e fuoriesce attraverso la gola di Chobar è già passato attraverso tutta la città di Kathmandu perciò vi lascio solo immaginare che cosa vi si trova dentro! Il fetore vicino alla riva è davvero forte, lo si percepisce già ad un centinaio di metri di distanza, ben prima di riuscire a vedere il fiume Bagmati.
ecco il sacro Bagmati: sulla sua superficie galleggia della schiuma e una gran quantità di immondizia...

ecco il sacro Bagmati: sulla sua superficie galleggia della schiuma e una gran quantità di immondizia…


Come diceva qualcuno che ha scritto in questo blog prima di me..”eh, già, anche questo è il Nepal”. Penso che ne dovrà passare di tempo prima che le cose cambino, ma ho anche la sensazione che stiano evolvendo e che le nuove generazioni saranno più attente a ciò. Gli insegnanti qui a scuola, ad esempio, sono ben coscienti del problema e tra le tante ore di educazione svolte coi ragazzi c’è anche quella di educazione civica ed ambientale. Nei cortili della Rarahil non c’è mai una cartaccia a terra, ed è tutto mantenuto pulito ed in ordine. Fuori, per le strade, la situazione è ben differente ma ciò che conta è che qualcosa cambi e qui alla Rarahil mi sembra che si punti sull’ottima teoria del “buon esempio”.


La leggenda della valle di Kathmandu e Lord Naga

La leggenda dice che un tempo nella valle c’era un lago. Era la dimora dei Naga, degli dei serpenti. Un giorno Manjushree, un saggio maestro di Shiva, tagliò la terra con la sua spada creando una fessura nella gola di Chobar e rilasciò tutta l’acqua. Tutti i serpenti scomparvero, portati via dal flusso delle acque, tranne il Signore Naga, il serpente dalle sette teste. Egli si coprì sotto l’unica vena d’acqua rimasta e procedette nel suo cammino. Questo ancora oggi è il tratto della valle in cui il sacro fiume Bagmati continua a scorrere, bagnando le rive di Kathmandu. All’ingresso della valle di Kathmandu si trova ancora la statua del Dio Naga, che offre il suo benvenuto ai visitatori di queste terre.

il leggendario Manjushree, creatore della valle di Kathmandu

il leggendario Manjushree, creatore della valle di Kathmandu

La leggenda di Re Laurino
Una delle più suggestive leggende delle Dolomiti, spiega perchè queste montagne, al tramonto si tingono di rosa. Secondo questa leggenda, sul Catinaccio, laddove oggi si intravvede fino a primavera inoltrata una grande chiazza di neve racchiusa in una sorta di catino, si adagiava una volta il giardino di rose di Re Laurino. Ecco perchè in tedesco il Catinaccio si chiama Rosengarten, cioè Giardino delle Rose appunto. Re Laurino regnava su un popolo di nani che scavava nelle viscere della montagna alla ricerca di cristalli, argento ed oro e possedeva altresì due armi magiche: una cintura che gli forniva una forza pari a quella di 12 uomini ed una cappa che lo rendeva invisibile.Un giorno il re dell’Adige decise di maritare la bellissima figlia Similde e per questo motivo invitò tutti i nobili del circondario ad una gita di maggio, tutti tranne Re Laurino. Questi decise allora di partecipare comunque, ma come ospite invisibile. Quando sul campo del torneo cavalleresco ebbe modo di vedere Similde, colpito dalla sua stupenda figura, se ne innamorò all’istante, la caricò in groppa al suo cavallo e fuggì a spron battuto. I combattenti si lanciarono subito all’inseguimento per riportare indietro Similde, schierandosi in breve davanti al Giardino delle Rose. Re Laurino allora indossò la cintura, che gli dava la forza di dodici uomini e si gettò nella lotta. Quando si rese conto che nonostante tutto stava per soccombere, indossò la cappa e si mise a saltellare qua e là nel giardino, convinto di non essere visto. Ma i cavalieri riuscirono ad individuarlo osservando il movimento delle rose sotto le quali Laurino cercava di nascondersi. Lo afferrarono, tagliarono la cintura magica e lo imprigionarono. Laurino irritato per il destino avverso, si girò verso il Rosengarten, che lo aveva tradito e gli lanciò una maledizione: nè di giorno, nè di notte alcun occhio umano avrebbe potuto più ammirarlo. Laurino però dimenticò il tramonto e così da allora accade che il Catinaccio, sia al tramonto sia all’alba, si colori come un giardino di ineguagliabile bellezza.

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Un commento

  1. Auguri ai bambini di Kathmandu e Kirtipur per un fiume Bagmati dalle acque limpide e pulite. Un abbraccio a tutti!

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