TRA LE FAMIGLIE DEI RAGAZZI

L’altra mattina, mentre filmavo l’arrivo dei pulmini al cancello della scuola e la scesa di tanti scolaretti in divisa (i più piccini aiutati dall’autista per superare il salto nel “baratro”), è arrivata una mamma che teneva per mano una bimba con la divisa della Rarahil. La piccola zoppicava e quando ha alzato i pantaloni ha mostrato una brutta ferita sul piede vicino al tallone. Si era imbattuta su qualche macchinario o ingranaggio, mi ha spiegato un insegnante lì presente. Ma la cosa che mi ha fatto tremare di più è stata la presenza di una patina biancastra attorno alla ferita. Oddio noo – ho pensato – quel prodotto per la pulizia dei WC di nuovo utilizzato per disinfettare le ferite, come aveva raccontato Paolo in uno dei suoi post (Viva viva San Tommaso!). Ma questa volta no, c’è stata un’evoluzione! La mamma aveva pensato bene di ricoprire la ferita della figlia con dentifricio!!!! La costante è sicuramente un prodotto che disinfetta, che siano denti, ferite o cessi…fa poca differenza.

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Argh…ho ripensato alla vicenda che ha mosso Fausto De Stefani a lanciare l’iniziativa dell’ambulatorio, quella della bimba morta per una banale ferita inflittasi mentre camminava verso la scuola. Mi chiedo se il problema è davvero il costo di un disinfettante da tenere in casa per le emergenze o piuttosto non si tratti di disinformazione/ignoranza.

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Oggi, accompagnata da Narajan, ho visitato la casa di Sreejana, una bella ragazza di quindici anni che vive all’ostello. La sua casa si trova nel vicino paese di Panupati. Le condizioni della famiglia e della casa erano veramente al limite: il padre disoccupato e trascurato, un figlio più grande con qualche problema mentale, mentre il fratellino più piccolo frequenta la Rarhail con la borsa di studio per i poveri. La madre non c’era, è emigrata negli Emirati Arabi per lavorare e portare soldi a casa. La casa è una capanna di sassi e il tetto una lamiera supportata da canne di bambu. Mi chiedo quanto questa precaria struttura protegga dall’acqua durante il monsone. Quello che più mi ha colpito è la differenza tra Sreejana e il resto della famiglia. Dice Narayan che quando la ragazzina è arrivata a scuola era in condizioni penose. Ora è pulita, curata ed è una brava studentessa. Capite che rivoluzione porta un figlio così in una famiglia povera? Il padre dice che Sreejana cerca spesso di convincerlo a non bere alchool. L’alchool infatti sembra essere la piaga di questa famiglia. Il nonno beveva e ha svenduto la terra attorno alla casa per 200 rupie (2 euro). Il padre di Sreejana non sa nè leggere né scrivere e per fare la firma mette l’impronta digitale. Sreejana invece sogna di diventare nurse (infermiera): non male per le condizioni di partenza! In bocca al lupo con tutto il cuore Sreejana cara!

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Ho conosciuto un’altra situazione familiare piuttosto difficile. Narayan mi ha presentato una sua vicina di casa con un bambino che frequenta la nostra scuola. La donna fa la tessitrice. È dipendente e lavora ogni giorno dalle 6 di mattina alle 6 di sera: fa un lavoro di precisione. Indovinate quanto guadagna? 100 RUPIE al giorno = 1 euro !!!!!!

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Una cosa che mi ha colpisce di questo paese è il fatto che molti leggono il giornale. Vedo spesso la fruttivendola, il macellaio, il vecchietto così come l’insegnate con un quotidiano in mano. C’è anche una pratica molto bella: quando uno ha finito di leggere il giornale lo lascia spesso sotto i pati, gli spiazzi coperti dove la gente si ritrova per fare quattro chiacchiere, una partita di scacchi, canti religiosi serali, ripararsi dalla pioggia e dove i viandanti possono trovare un tetto per la notte. A Bakhtapur, uno dei momenti più piacevoli, è stato quando io e Davide ci siamo allontanati dai percorsi turistici e ci siamo seduti sotto uno di questi terrazzini a prendere un po’ di fresco e a leggere il giornale. Nessuno sembrava accorgersi della nostra presenza, tra bambini che giocavano con una pallina, uomini che sfogliavano il quotidiano e vecchine che si raccontavano chissà che storie di nipoti e raccolti.

Valentina

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3 commenti

  1. michelin daniela · · Rispondi

    Tutto quello che leggo mi fa riflettere sempre molto…e penso comunque positivo: la vita è un passaggio di maturazione per tutti,in qualsiasi modo debba essere affrontata.

  2. Simonetta · · Rispondi

    Mi unisco a voi negli auguri più sentiti per un futuro radioso per la giovane Sreejana e nell’indignazione per i lavori sottopagati. Un grande grazie a Fausto De Stefani per tutto quello che è riuscito a fare

  3. Cara Valentina, complimenti per questa tua pagina di diario che riporta chiaramente quattro fatti estremamente emblematici di questo stupendo e affascinante Nepal. In questi tuoi quattro racconti, hai messo a fuoco tutte le sensazioni che ho avuto io visitando più volte questo paese pieno di interessantissime sfaccettature.

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