La quiete di Bungamati e la partenza di Valentina

Nei giorni scorsi, come vi avevo già preannunciato nell’ultimo post, gli studenti della Rarahil sono stati impegnati per alcuni giorni con gli esami e non potendo lavorare con loro al terzo dipinto murale durante quelle quattro intense giornate mi sono concessa qualche giro nelle zone intorno a Kirtipur. Con me c’era quasi sempre Davide, che è stato qui a Kirtipur per un paio di settimane e che s’è rivelato essere un ottimo compagno di camminate nei dintorni: nel frattempo Valentina era impegnata a girare le sue ultimissime riprese video prima del rientro in Italia, dedita a raccogliere più immagini, impressioni ed interviste possibili a tutto il mondo che gravita intorno alla scuola o alle famiglie che vivono qui in zona. Da rinomata curiosa che sono, confesso di non vedere l’ora di poter assistere alla proiezione del video che Valentina assemblerà nei prossimi mesi con tutto il materiale raccolto: già ho il presentimento che sarà un ottimo lavoro, anche se non ho sono dubbi in merito!

Ma torniamo a noi , e alle esplorazioni dei villaggi attorno alla valle di Kathmandu con il gentile Davide: la giornata più interessante che abbiamo passato assieme macinando chilometri e chilometri è stata senz’altro quella che abbiamo speso partendo a piedi da Kirtipur per arrivare fino al sonnolento e magico paesetto di Bungamati. Appena sorpassato il centro di Kirtipur, il paesaggio è assai bucolico e la strada trafficata che resta ben presto alle nostre spalle lascia posto ad un romantico verde paesaggio che, in qualche modo, mi ricorda molto quello di “casa” (ovvero i prati attorno alla mia bella città natale, Belluno).

PAESAGGIO A KIRTIPUR

Dopo un paio di ore sotto il sole cocente ( una rarità ultimamente, visto che il monsone è ufficialmente cominciato e piove per qualche ora tutti i giorni, o comunque il cielo è spesso coperto da grossi nuvoloni) arriviamo alla nostra meta: Bungamati. Il nome mi ricordava qualcosa in effetti, lo sentivo vagamente familiare ma non pensavo di esser così a corto di memoria (non così presto….eh, ragazzi…ho “solo” 34 anni in fondo!)… scopro infatti, come arrivo in paese, di esser in preda a numerosi dejà vu e dico a Davide: ”ma io qui ci sono già stata!”. E in effetti realizzo subito dopo che a Bungamati c’ero già stata un anno e mezzo fa, durante la mia prima lunga permanenza in Nepal. Ai tempi ancora non conoscevo la Rarahil e avevo solo sentito nominare il progetto dell’Ambulatorio De Marchi. Ancora non sospettavo che il mio ritorno in questo bel paese sarebbe stato così relativamente vicino nel tempo e soprattutto che vi sarei tornata non per trekking né per turismo ma per ben altro scopo!

Bungamati è un paesetto sonnolento e tranquillissimo, il cui centro antico è disseminato di belle case costruite nel famoso stile newari, ovvero di pietra, mattoni rossi e dalle belle finestre lignee intagliate con motivi floreali, simbolici, religiosi o puramente decorativi. Le donne sono quasi le uniche presenze che incontriamo nelle viuzze del paese: sono spesso impegnate in attività manuali e contadine o comunque sono prese in altre faccende domestiche, che svolgono all’aperto, sugli usci delle case o nei pressi delle fontane. Le si vede spesso strigliare bambini o vestiti sporchi (con la stessa identica energia sia nel primo caso che nel secondo!), setacciare cereali appena fatti seccare nelle ore di sole sulle calde pietre dei selciati, tessere ai telai che si intravedono all’interno delle porte di casa lasciate aperte appositamente per godere di qualche raggio di sole o dell’aria fresca, o smistare verdure appena portate a casa dai campi o dal mercato.

MESTIERI DI DONNE

Sono le donne più anziane ad essere per lo più esonerate da queste fatiche e sono loro che spesso si vedono sedute a bordo strada mentre chiacchierano e s i raccontano chissà che storie (quanto sarebbe bello capire il nepalese o ancor più il newari, alle volte!) mentre controllano i bimbi più piccoli che le giovani madri non hanno il tempo di guardare mentre sbrigano le faccende che vi ho appena descritto.

COMARI DI BUNGAMATI

Nel centro del paese c’è una splendida piazza in cui si erge uno dei numerosi templi nepalesi, in questo caso quello dedicato a Rato Machhendranath, il dio protettore di Patan. Proprio nel grande shikhara della parte superiore del tempio si dice che dimori il dio Machhendranath, che altrimenti nel resto dell’anno sembra “alloggiare” nell’omonimo tempio a Patan, pochi km più a valle.

TEMPIO BUNGAMATI

Ma a parte queste considerazioni di tipo storico-religiose che sia io che voi dimenticheremo in men che non si dica, quello che mi preme descrivervi è la meravigliosa sonnolenza di questo luogo. La piazza principale è una zona interdetta ai veicoli essendo chiusa da strette porte di accesso, il che la rende per certo più interessante e godibile. Il tempo sembra rallentare una volta all’interno di questo magico perimetro in cui il silenzio e la tranquillità sono la norma. Si odono solo i rumori delle donne intente a battere e raccogliere i cereali, le chiacchiere di qualche nepalese seduto sotto i porticati, l’abbaiare stanco dei cani randagi che, come sempre, si trovano numerosi dappertutto.
Io e Davide ci siamo goduti la pace di quel luogo da un bugigattolo in cui una giovane e bella ragazza ci ha servito dell’ottimo thè nero e siamo rimasti per lo più in silenzio, felicemente immersi e persi nello splendido atto del contemplare quello che attorno a noi pigramente accadeva. Contemplare senza fretta è cosa non troppo facile per noi occidentali che siamo abituati a correre, ossessionati dall’idea del fare e dell’esser a tutti i costi produttivi ( a volte l’ossessione ci rincorre e ci piglia anche nei dì di festa, vero o no???), facendoci sentire in colpa se solo passiamo qualche ora in ozio. Io, l’atto del contemplare senza fretta l’ho imparato proprio stando in Asia dagli uomini e dalle donne che popolano questi paesi all’etremo est d’Europa, ed è anche grazie alla cultura di questo angolo di mondo se oggi prendo tutto con la debita calma, lasciando che il tempo faccia il suo gioco e non avendo (quasi) mai fretta. Ma questo è un altro discorso, e forse sto divagando troppo…

Davide e le collane di cipolle e aglio

Davide e le collane di cipolle e aglio

Mentre noi eravamo assorti alcuni uomini nei laboratori sparpagliati attorno alle vie principali si impegnavano per creare vere e proprie opere d’arte intagliate nel legno. Siamo incappati in un piccolo laboratorio in cui c’era uno splendido mascherone ligneo in fase di lavorazione, che ha catturato la nostra attenzione e la nostra ammirazione per la raffinatezza dell’intaglio e per la precisione nella lavorazione. Il misterioso autore di tale affascinante opera artistica era chissà dove, molto probabilmente a bersi un thè in uno degli immancabili e numerosissimi “baracchini del thè” (come amo definirli) nepalesi. Io e Davide siamo entrati lo stesso nel minuscolo laboratorio ( non esagero se lo definisco così: sarà stato davvero grande 1,5 x 2 metri!) e ci siamo “mangiati con gli occhi”la minuzia di particolari di quello spaventoso volto, immaginando come diventerà una volta ultimato. Ho anche notato una cosa per me inusuale nel metodo di lavorazione, che non ho mai visto fare ai miei amici e colleghi scultori in patria: nelle zone più intricate e più complicate da intagliare l’anonimo artista aveva incollato un foglio di carta leggera con il disegno della decorazione fatto a penna in modo da poterlo “inseguire” con il suo scalpello, eliminando così ogni possibile margine d’errore e facilitandosi parecchio le cose. Una trovata tanto semplice quanto efficace..indagherò al mio rientro nella mia cerchia di amici artisti per capire se anche da noi si lavora così o meno.

MASCHERONE LIGNEO BUNGAMATI

Uscendo dalla piazza principale per la porta sul lato nord si incontra un bizzarro leone interrato proprio al centro della scalinata che scende alla parte bassa del paese: della bestia di pietra spunta solamente la testa e un pezzetto del dorso, il resto sembra esser sepolto letteralmente sotto le pietre che formano gli scalini. Non ho chiesto informazioni in giro ma osservando meglio quella stranezza urbanistica sono arrivata ad un’ unica conclusione: il suddetto leone probabilmente faceva parte di una porta d’accesso più antica alla piazza, e nel momento della costruzione della porta più recente ( si parla comunque di centinaia d’anni, non dimenticatelo!) invece che esser rimosso è stato semplicemente sepolto lì ed inglobato nella scalinata nuova. A me quella testa d’animale che spunta così, nel bel mezzo della via, ha fatto una tenerezza incredibile e m’ha fatto venir il desiderio di “liberarlo” dalla sua secolare prigione. Lo so, lo so…qui sfociamo nella “deformazione professionale”! Ecco che rispunta, come è ovvio che sia, l’indomita propensione al lasciar fantasticare la mente, da illustratrice di storie e di favole quale sono. Perdonate, cari lettori, le mie strane fantasie. Se vi interessa saperlo, non ho liberato la povera bestia ma mi sono limitata ad accarezzarne il capo, sussurrando tra me e me un mesto “arrivederci”. “Non c’è due senza tre”si dice, no? Allora non posso che attendere di ritornare a Bungamati in un prossimo futuro, sicura che nel frattempo mi sarò dimenticata nuovamente della sua esistenza e pronta a lasciarmi stupire dagli stessi ripetitivi deja-vue!

LEONE INTERRATO BUNGAMATI

E infine….perchè prender l’autobus per rientrare a Kirtipur quando possiamo comodamente fare 10-12 km a piedi tra i campi per arrivarci??? Eh già, l’infaticabile Davide mi ha trascinato in una marcia lunga ed energica per rientrare “alla base”, che alla fine devo dire s’è rivelata la soluzione più interessante. Abbiamo così esplorato zone ed angoli che altrimenti non avremmo mai visto, soffermandoci a chiacchierare con timidi ma curiosi ragazzini al rientro da scuola lungo i sentieri sterrati, guardare le donne chine al lavoro sui campi (qui si è appena cominciato a piantare il riso visto l’arrivo delle piogge), cercare di individuare e capire le regole di un gioco nepalese che alcuni uomini di mezz’età stavano facendo sotto un porticato. Rientrando abbiamo anche attraversato il grazioso e piccolo villaggio di Khokana, che vi invito a visitare se mai le vostre gambe vi trascineranno sino a qui un giorno: non che vi si trovi chissà quale novità rispetto ad altri paesetti nepalesi, ma la sua atmosfera è magica. Se non altro non v’è traccia di turisti e per questo solo motivo forse vale la pena di farsi un giretto qui, lasciandosi catturare dal famoso “ozio asiatico” (così spesso sconosciuto agli abitanti del nostro produttivo ed instancabile nord-est d’Italia), dal quale anche io spesso mi lascio piacevolmente imprigionare.

khokana

Il 6 giugno Valentina e Davide sono rientrati in Italia, di certo non senza passare attraverso una cerimonia di “arrivederci” organizzata dal buon Narayan e da tutto il personale della scuola. La cerimonia s’è svolta nella famosa canteen (mensa), luogo che inizialmente ci era parso un poco inusuale per tale avvenimento e celebrazione…poi abbiamo capito! Poteva forse una cerimonia nepalese che si rispetti non includere la solita abbondanza di cibo e pietanze servite a più riprese, specie nei piatti degli ospiti? Ovvio che no, e così, dopo sole due ore dal pranzo appena consumato ci siamo visti recapitare dei ricchi piatti di pietanze newari che sarebbe stato un vero e proprio delitto rifiutare. Così abbiamo trangugiato il tutto, scambiandoci sguardi affannati (essendo già tutti e tre ben satolli!) e abbiamo anche partecipato al rituale saluto nepalese che consiste in alcuni passaggi ben precisi e definiti. A Davide è stato consegnato il topi, il tipico copricapo nepalese ( che ormai i giovani di qui trovano addirittura ridicolo indossare, presi come sono dalle mode che arrivano dal nostro occidente…ahimè!), a Valentina un caldo scialle che le ricordi il Nepal nei lunghi inverni dolomitici e ad entrambi è stato fatto sulla fronte l’immancabile tika ( il segno rosso che usano gli hindù e che in questo caso è anche un portafortuna), utilizzando del riso impastato con della polvere rossa adatta allo scopo.
Eccoli qui, Valentina e Davide, sorridenti e un po’ emozionati prima del rientro in Italia. Di sicuro portano a casa un sacco di ricordi, esperienze ed emozioni che li accompagneranno a lungo nelle prossime settimane in patria.

FAREWELL

E per quello che mi riguarda, dopo aver salutato i miei cari amici in partenza per l’Italia, ho riaperto “il cantiere artistico” e i lavori di pittura del terzo ed ultimo murale sono andati avanti. Domani vi aggiornerò anche su questo e posterò le prime belle foto della nostra impegnativa opera.

A prestissimo dunque!
Marta

Annunci

Un commento

  1. Simonetta · · Rispondi

    grazie Marta di questi bei diari, ti leggo sempre volentieri

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: