Osservando il mondo attorno a noi…

Come vi ho già detto, qui la scuola “chiude” di sabato (che corrisponde alla nostra domenica, il tanto atteso giorno settimanale di riposo) sicchè i ragazzi qui all’ostello hanno la giornata libera e, una volta finite le ore che devono dedicare ai compiti per casa, possono esser liberi di passeggiare nei dintorni o di andare fino a Kirtipur per fare qualche piccolo acquisto o per incontrare qualche amico. Per lo più lo fanno di pomeriggio, perchè la mattina sono impegnatissimi a lavarsi i vestiti che hanno indossato durante la settimana appena trascorsa: li lavano sul terrazzo che c’è sul tetto della scuola, strofinando tutti i capi a mano col sapone e mettendoli poi stesi ad asciugare al sole. E’ anche il giorno in cui si fanno il bagno, perchè nei restanti 6 giorni se si lavano lo fanno “a pezzi”, trasportando l’acqua a secchi fino all’ultimo piano ( nel convitto in cui dormono) perchè qui spesso manca anche quella. L’acqua corrente è ancora un lusso e qui la situazione, per quanto rosea, è comunque questa. I più piccoli, se hanno un fratello o una sorella più grande che vive qui al convitto con loro, possono contare su di un aiuto per quanto riguarda il fare il bucato…altrimenti ognuno lo deve fare per sé, anche i più piccini. Spesso poi la sera li vedo stirare: questo lo fanno solo i ragazzi più grandi, perchè per i piccoli maneggiare un ferro da stiro caldissimo non è il massimo della sicurezza. Anche ieri sera, mentre dopo cena giocavo stesa sul pavimento della camerata della sezione femminile con alcune bambine del convitto, nella loro stanza c’era un via vai di ragazze pronte a stirare le proprie divise scolastiche. Questi ragazzini fanno molte cose da soli, tanti piccoli gesti quotidiani che in Italia “spetterebbero” ai genitori e che da noi vengono dati per scontati qui non lo sono, e con emozione spesso li ammiro mentre lavano i rispettivi piatti dopo cena o mentre aiutano i più piccoli a mangiare e sminuzzare il cibo o a infilarsi le scarpe. Sono solidali e gentili fra loro, e sono spesso anche molto generosi. Se ci sono dei biscotti si dividono tra tutti, sempre. Se c’è un mango si fanno tante strisce sottili quanti sono i presenti nella stanza, indipendentemente dal numero delle persone e della grandezza del frutto. A volte si privano loro di un boccone o di una caramella per darla a me, e sono lotte furibonde tra me e loro per cercare di non accettarla…anche se spesso mi tocca capitolare e prendere ciò che generosamente mi offrono, perchè se no si offendono seriamente!
Perciò sabato, l’altro ieri, ho proposto ad alcune delle ragazzine del convitto di fare assieme un esperimento di disegno dal vero. Ho mostrato loro più volte ormai da quando sono qui il mio storico album di schizzi che ho sempre portato con me nei miei vagabondaggi asiatici e che ormai è pieno di disegni e, anzi…sta per finire! Ancora poche pagine e dovrò rinunciare a portarlo con me e dovrò comprarne un altro.

Uno dei miei schizzi a matita, fatto pochi giorni fa a Kathmandu...

Uno dei miei schizzi a matita, fatto pochi giorni fa a Kathmandu…

Sabato pomeriggio avevo proprio voglia di passeggiare e di uscire dai confini della Rarahil e così, dopo aver ottenuto il permesso di Mina (la signora che si occupa 24 ore su 24 della sorveglianza dei ragazzi del convitto), ho varcato i portoni della scuola con 5 mie piccole volonterose amiche le quali recavano tutte sottobraccio una matita, un temperino e un album da disegno. Tutte tranne una: Sudiksha non possedeva un album per gli schizzi, a differenza delle altre, e per questo motivo mi aveva detto inizialmente che non aveva voglia di venire con noi. A me è subito parso strano questo suo rifiuto, anche perchè generalmente è una delle prime bambine a voler provare le novità ed è dotata di innata curiosità nei confronti del nuovo e di esperienze insolite. Mi è bastato indagare un poco per capire che non era vero che non ne aveva voglia, il problema era banale e velocemente risolvibile: non possedeva un album da disegno. Quando l’ho scoperto le veniva quasi da piangere e mi ha confessato di esser dispiaciuta di non poter venire ma non sapeva come avrebbe potuto disegnare senza album. L’ho presa per mano e le ho detto di non preoccuparsi per l’album: ne avremmo acquistato uno negli innumerevoli negozietti sulla strada, e così abbiamo fatto. Con sole 65 rupie (circa 0,75 centesimi si euro) Sudiksha ha ritrovato il sorriso e immediatamente anche la voglia di unirsi al gruppo per provare a disegnare dal vivo in una piazza, per la prima volta in vita sua.

Le mie piccole cinque amiche pronte a partire...per osservare il mondo attorno a loro!

Le mie piccole cinque amiche pronte a partire…per osservare il mondo attorno a loro!

Così, tutte e sei siamo partite alla volta del bellissimo paese di Panga, a circa 10 minuti a piedi dalla scuola. Panga è un paesetto tradizionale che ha un tempio (come ogni paese che si rispetti d’altronde!), una piazza con una grande vasca d’acqua e una fontana molto pittoresca. Lì abbiamo iniziato l’esplorazione del luogo per trovare degli scorci che ci piacessero e che ci invitassero a soffermarci a disegnare. Non è stato troppo difficile…le bambine hanno subito trovato pane per i loro denti e si sono messe all’opera. Inizialmente erano un po’ restie: nella piazza c’era davvero tanta gente e come hanno aperto i loro album e si sono sedute sulle scalinate ai lati della piazza un folto gruppo di bimbi, ragazze, signore e uomini hanno subito fatto capannello tutt’attorno a noi.

...forse Kobita ha le sue ragioni nel dire che si sente osservata, che ne dite?

…forse Kobita ha le sue ragioni nel dire che si sente osservata, che ne dite?

Ora, immersi in tale assembramento di persone e bambini che commentano, ridacchiano e ti fissano insistentemente sfido chiunque a non sentirsi a disagio: se poi l’oggetto di tale attenzione sono cinque bambine dagli otto ai dodici anni mi pare ovvio che le mie piccole amiche abbiano avuto momenti di titubanza ad estrarre le matite o quantomeno abbiano avuto qualche difficoltà di concentrazione!

Bipana, imperturbabile, disegna il bianco stupa della piazza di Panga nonostante abbia numerosi osservatori attorno a sè!

Bipana, imperturbabile, disegna il bianco stupa della piazza di Panga nonostante abbia numerosi osservatori attorno a sè!

Così, vedendole imbarazzate e non propriamente a loro agio ho detto loro che anche a me spesso succede di disegnare per le strade d’Asia, e ben conosco l’invadente ma dolcissima curiosità della gente di qui. Ho semplicemente consigliato loro di far finta di nulla, di cercare di restare concentrate sul loro foglio e non su quello che sentivano attorno a loro, come faccio sempre anche io, del resto. Ciò non significa ignorare la gente, ma solo lasciare che guardi, commenti e parli senza farsi turbare da ciò. Certo, per loro però è più difficile ancora…perchè se è vero che io non capisco un solo commento di quelli che fa la gente mentre disegno (e chissà se è un bene o un male!) è altrettanto vero che loro invece il nepalese lo capiscono benissimo e quindi è più difficile estraniarsi dal contesto e dalle chiacchiere che giungono alle loro orecchie!

Sudiksha inaugura il suo nuovo album disegnando i complicati tetti dei templi nepalesi

Sudiksha inaugura il suo nuovo album disegnando i complicati tetti dei templi nepalesi

Nonostante ciò dopo una timida partenza …Kobita, Sudiksha, Bipana, Mira e Susmita si sono lanciate in questa nuova avventura fatta tutta di osservazione di forme e ombre del mondo attorno a loro e piano piano sono diventate addirittura noncuranti della gente. I primi segni di grafite hanno cominciato a comparire sul foglio e le loro matite correvano con piacere sulla carta bianchissima.

Si ride e si scherza sul fatto che i nostri templi...non son proprio drittissimi!

Si ride e si scherza sul fatto che i nostri templi…non son proprio drittissimi!

Ho suggerito loro di non usare la gomma (…la tanto odiata gomma…fosse per me potrebbe sparire dalla faccia della terra!) e di lasciar muovere libera la mano che regge la matita, producendo prima tanti segni leggeri per formare la struttura del tempio o della casa che avevano scelto di disegnare, per evidenziare poi con più decisione solo la struttura definitiva, una volta che sarebbero state sicure della loro composizione.

Uno scorcio delle fontane di Panga

Uno scorcio delle fontane di Panga

Ovviamente quello di disegnare dal vivo non è mai un esercizio facile da eseguire: spesso si sta seduti in posizione scomoda pur di avere davanti al nostro naso lo scorcio migliore e non sempre le cose appaiono poi sul foglio così come le abbiamo osservate coi nostri occhi. Ma rispetto alla velocità innaturale dello scattare foto, ad esempio, il fatto di disegnare quello che si ha di fronte fa sì che ci si metta davvero a guardare il mondo attorno a noi, cogliendo così dettagli che ad uno sguardo veloce e rapido non possono che sfuggire. Anche le bimbe se ne sono accorte e mi hanno indicato parti del tempio principale che non avevano notato prima neanche loro…una bella soddisfazione per me vederle osservare e gustarsi i particolari dei loro splendidi templi a quel modo. La contemplazione della bellezza non prevede di avere un’ età minima, e le mie piccole amiche si sono ben immerse nella contemplazione del mondo…nonostante le innumerevoli distrazioni che sono sopraggiunte inevitabilmente stando in una piazzetta di un paesino nepalese in cui c’era anche una “straniera” come me ad accompagnarle!

Gruppo di giovani (tranne una!) disegnatrici soddisfatte...

Gruppo di giovani (tranne una!) disegnatrici soddisfatte…

Gli ultimi ritocchi, chissà perchè, li hanno voluti fare in cerchio vicino al pozzo che si trova al centro della bella piazza. La maggior parte di loro non era particolarmente soddisfatta dei disegni, ma gli ho ricordato che questo era solo il primissimo esperimento di questo genere che facevano in vita loro, perciò dovevano esser clementi nel giudicare i frutti delle loro fatiche! Ma come è tipico di ogni essere umano, da sé stessi si pretende sempre tanto e forse più del dovuto, e loro cinque non fanno certo eccezione.

Sorridenti, ritoccano i loro schizzi attorno al pozzo della piazza

Sorridenti, ritoccano i loro schizzi attorno al pozzo della piazza

Poco importa l’effettivo risultato finale sui fogli. A me importava molto di più invece che percepissero la gioia che sta racchiusa nell’atto di osservare il mondo e le sua immensa bellezza, sia che si tratti di guardare un fiore bagnato dalla pioggia, una casa sbilenca e felicemente vissuta, un tetto di un antico tempio, o le strane forme che creano le nuvole in cielo. E questo, son certa, lo hanno sentito e capito senza che io glielo abbia dovuto spiegare a voce. Anzi…sono spesso capacità che i bambini hanno già. Sono gli adulti che col tempo dimenticano di essere dei fantastici osservatori e testimoni del mondo, presi spesso come sono a correre dietro chissà quali importantissime faccende (faccende che finiscono per distrarli per una vita intera dalla meraviglia che c’è nelle piccole semplici cose).

Susmita mostra felice il suo disegno nella calda luce del tramonto, prima di rientrare al convitto

Susmita mostra felice il suo disegno nella calda luce del tramonto, prima di rientrare al convitto

Tornando a casa ci siamo fatte una bella corsa tra i campi bagnati e ancora fangosi dall’acquazzone del mattino, ridendo come matte per gli schizzi che sollevavamo tra un salto e l’altro nelle risaie. Correvamo per la felicità, correvamo perchè avevamo paura di essere in ritardo, correvamo soddisfatte per aver catturato un po’ della bellezza del mondo e per averla imprigionata sui nostri piccoli tascabili album. Correvamo per il gusto di farlo, per vedere chi era la più lenta fra noi, per capire ridacchiando chi si sarebbe impiastricciata di più cercando di evitare tutte le pozze di fango. Correvamo perchè volevamo esser certe di poter mangiare un kulfi (gelato di produzione locale fatto di solo latte e cardamomo) prima di oltrepassare di nuovo il cancello della scuola, lasciandoci poi alle spalle la città e i campi che diventano sempre più verdi ogni giorno che passa. Correvamo e l’allegria era il collante che teneva unito e rendeva speciale il nostro piccolo  gruppo, la felicità che avevamo appiccicata  addosso ci ha messo le ali ai piedi.

correndo verso il kulfi

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4 commenti

  1. Sara Mary · · Rispondi

    Bellissimo!

  2. Si. Bellissimo!

  3. Cara Marta! Molte grazie, ho trovato molti dei miei pensieri sul disegno al posto della fotografia. Con in più la grazia e la meraviglia della tua scrittura. A presto.

  4. Simonetta · · Rispondi

    Che esperienza eccezionale hai fatto fare a quelle bambine! Che bello saper che si sono fatte coraggio e vedere i loro disegni che mostrano con orgoglio!

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