CHE LUSSO… DORMIRE SUL PAVIMENTO!

Dopo giorni che attendavamo il suo arrivo finalmente è arrivata! La nostra piccola libreria per i ragazzi del convitto è finalmente giunta fino a qui! Ci sono voluti ben tre giorni per compiere una distanza di circa un 1 km ( dal centro di Kirtipur a qui!) ma alla fine ce l’ha fatta!

Dopo numerose telefonate e solleciti ce l’hanno consegnata. Non è niente di che, si tratta di un semplice mobile a quattro ripiani dipinto d’un verde neanche troppo attraente, ma a noi è parsa subito fantastica! Tutto è iniziato qualche tempo fa quando mi sono messa a tradurre i sette libri illustrati che avevo qui per i bambini della Rarahil: avendo visto l’entusiasmo dei bambini nello sfogliare quei colorati libri pieni di disegni e illustrazioni fantastiche mi sono detta “Perchè non creare una piccola collezione di libri artistici e illustrati per i bambini del convitto?” Così è iniziata la mia caccia al libro (con una selezione ben dura, visti i testi che si trovano qui a Kathmandu…non tutti passano il mio esame di illustratrice e collezionista di libri illustrati, anzi!), che ancora non è terminata. Per ora abbiamo una trentina di libri: a parte i sette in lingua italiana, ne ho acquistati parecchi in lingua inglese e due in nepalese. Non pensavo che mi sarei divertita tanto nei giorni scorsi a mettere i numeri sui libri con lo scotch, stilarne l’elenco completo e preparare il registro dei prestiti che terrà Mina, la signora che bada ai ragazzi giorno e notte.

La lista dei primi libri della nuova biblioteca dei bambini

La lista dei primi libri della nuova biblioteca dei bambini

E invece è un lavoro che, contro ogni aspettativa, ho fatto con tanta emozione e allegria e mi è sembrato il lavoro più bello del mondo. Per ora la libreria è semivuota e a vederla così verrebbe voglia di andare a sbancare i (rari) negozi di libri di qui…ma nei prossimi mesi ed anni mi auguro che tutti i visitatori che passeranno di qui si ricorderanno di portare fiabe, favole e libri illustrati (in inglese) per i ragazzi del convitto, affinchè la lettura faccia spuntare nuove ali tra le loro scapole e germogliare nuove idee nelle loro menti. Credo che la lettura sia parte essenziale della crescita, e che il libro illustrato sia un oggetto fondamentale da esplorare, specie durante l’infanzia. Per questo ho sentito la necessità di far avere loro un mobiletto dove mettere i primi libri della collezione! Oltretutto, quando ho chiesto a Narayan se per la scuola era un problema sobbarcarsi il costo della libreria m’è stato detto di no, anzi: mi ha fatto esplicitamente capire che per la Rarahil School era un piacere acquistarla, visti gli intenti che questa porta con sé.

Susmita e Kobita mostrano la nuova libreria del convitto.

Susmita e Kobita mostrano la nuova libreria del convitto.

Per il resto, erano ormai 4-5 giorni che alla Rarahil si sentiva musica da mattina a sera… (non durante l’orario scolastico, ovviamente), e questo perchè bisognava prepararsi per “il grande giorno”….oggi! I ragazzi che hanno lasciato la scuola e hanno appena concluso l’ultimo anno (qui definito CLASS 10) sono tornati per prendersi il diploma e per salutare ufficialmente i professori, il direttore e gli altri alunni più piccoli. Le prime 2-3 ore nell’aula magna sono passate semplicemente in chiacchiere e presentazioni che, essendo in nepalese, ho ritenuto opportuno evitare di seguire fino all’ultimo minuto: ho resistito circa mezz’ora e poi sono dovuta scappare, in preda ad una noia universale che mi aveva rattrappita tutta. Così prima di mummificarmi sulla seggiola, sono sgattaiolata fuori dall’aula magna e sono andata a vedere cosa succedeva nel dormitorio della ragazze… e le ho trovate impegnatissime nell’agghindarsi dalla testa ai piedi coi vestiti tradizionali delle varie etnie nepalesi, emozionate e belle più che mai.

Costumi tipici newari indossati dalle ragazze per lo spettacolo in onore degli alunni che si sono diplomati pochi mesi fa...

Costumi tipici newari indossati dalle ragazze per lo spettacolo in onore degli alunni che si sono diplomati pochi mesi fa…

Kushboo e Ganga, raggianti, indossano dei tipici vestiti newari

Kushboo e Ganga, raggianti, indossano dei tipici vestiti newari

Camminavano per i cortili, una volta pronte, come regine e principesse, col loro incedere elegante e maestoso, avvolte in vesti sfarzose, luccicanti e tradizionali. Era un piacere vederle sfoggiare così vestiti che altrimenti quasi nessuno indossa più: anche tra le giovani, ad esempio, il famoso saree non va più molto di moda, si ripiega sulla comoda kurta, che però ha tutto un altro fascino, innegabilmente.

Principesse a passeggio nei cortili della Rarahil School!

Principesse a passeggio nei cortili della Rarahil School!

E vista l’abbondanza di “costumi” e sete scintillanti, non mi sono lasciata sfuggire l’occasione di indossarne uno. Alle bambine non pareva vero di potermi avvolgere come un salame nella stoffa, pettinandomi e truccandomi come fossi la loro bambola gigante e divertendosi un mondo a vedermi provare i “costumi di scena” che avrebbero dovuto utilizzare loro sul palco.

Ecco il favoloso saree che mi ha prestato Bidhya...che ne dite? Mi dona? ….

Ecco il favoloso saree che mi ha prestato Bidhya…che ne dite? Mi dona? ….

 Ma dopo avervi mostrato tali bellezze locali, vorrei fare un passo indietro e tornare a raccontarvi cosa è successo ieri sera al convitto, dopo cena. Era un pezzo che mi chiedevano di lasciare la mia comoda cameretta per andare a dormire da loro in camerata (ovviamente erano le ragazze a chiedermelo, non i boys!) e così ieri le ho accontentate e, munita del mio sacco a pelo e del mio cuscino, mi sono recata all’ultimo piano dello stabile dove dormono loro. Nella mia ingenuità pensavo che mi avrebbero dato uno dei letti vuoti che hanno in camerata, ma ovviamente mi sbagliavo…come potevo dormire nello stesso letto a castello con una di loro senza far torto così alle altre 25??? Impossibile, sicchè hanno optato per una soluzione ottimale per la mia schiena e per la mia tenera età…quale? Ma è ovvio…si dorme tutti assieme sul pavimento e il problema è risolto! Così nessuno litiga e si sta tutti belli appiccicati, a sudare e ronfare in allegria! E così, in men che non si dica, mi sono ritrovata nel bel mezzo di un letto comunitario improvvisato con coperte e cuscini messi ordinatamente in fila, e a me è toccato il posto d’onore…al centro!

Il nostro letto gigante!

Il nostro letto gigante!

 Al mio fianco avevo rispettivamente Mira e Kobita, due inseparabili “ranocchie” che non hanno fatto altro che saltare e abbracciarsi a me tutta la notte. Tra la morbidezza e il comfort infinito del pavimento (…) e le loro delicate mosse notturne (…) vi lascio indovinare quanto io abbia mai potuto dormire. Sicchè stasera ho gli occhi che mi si chiudono dal sonno, ma passare la notte assieme a loro rimane comunque una delle cose più belle che abbiamo fatto assieme….materassi inutilizzati a parte!

Tenerezza al risveglio.

Tenerezza al risveglio.

Una schiena indolenzita e la poco sensuale camminata da “Robocop” che ho tenuto dopo una notte sul pavimento sono ben futili cose se paragonate all’infinita tenerezza che ho provato al risveglio quando ho visto una fila di bimbe dormire beate per terra. Molte di loro, specie le più piccole, erano accalcate tutte vicine, ancora dormienti, mentre mi alzavo per scendere a fare colazione.

E giù al piano terra, pronto per dipingere, c’era ad attendermi il gentile Samir, che in questi giorni, forse perchè s’avvicina drasticamente il giorno della mia partenza, mi chiede in continuazione di poter dipingere o disegnare assieme. Vuole imparare tutto: mi chiede di insegnargli l’acquerello, l’ombreggiatura dei volti, vuole fare esperimenti di copia al vero, schizzi dal vivo. Io cerco di dedicargli più tempo possibile ( senza però, così facendo, sottrarne troppo agli altri) e nei vari ritagli di tempo fra un impegno e l’altro passiamo le ore a disegnare e a sperimentare. E’ dotato ma soprattutto è curioso e tenace, e si impegna molto in tutto quello che fa. Così stamattina Samir è stato il primo volto sorridente che ho visto appena arrivata in mensa, ed è anche stato l’ultimo che ho visto stasera prima di chiudere la porta della mia camera augurando la buona notte a lui e ad altri 3-4 bambini. Stamattina abbiamo assieme terminato la decorazione con farfalle e fiori nella mensa; stasera ha invece voluto fare esercizi di copia dal vero. Non ho trovato nulla di meglio di qualche unta pentola della cucina da posizionare al centro del tavolo come oggetto del nostro studio, ma alla fine è risultata un’ottima scelta. Samir se ne è andato felice verso il dormitorio, ringraziandomi, come non dimentica mai di fare, per il tempo che gli regalo. Con in mano il suo disegno a carboncino, ovviamente, che non mancherà di fissare con la lacca per capelli che gli ho regalto proprio a questo scopo.

 Sameer ritocca la parete della mensa...


Sameer ritocca la parete della mensa…

Un’ altra figura tenerissima che in questi due mesi ho visto quasi tutti i giorni nei cortili della scuola è Laxmi, la signora delle pulizie. E’ a lei che tocca il lavoro più umile di tutti, soprattutto quello del mantenimento della pulizia dei bagni della scuola. Vi lascio solo immaginare come possano esser i bagni dopo che ogni giorno ci passano 700 alunni: lei li tiene puliti e spesso la vedo armeggiare con detergenti e secchi pieni d’acqua, tenendosi un lembo del saree sulla bocca e sul naso a mò di mascherina per cercare di sentir meno gli odori che inevitabilmente ci sono in quei luoghi.

La magra e delicata Laxmi fa parte della casta dei “Dalit”, meglio conosciuti in occidente come la casta degli “intoccabili”. Per chi di voi non avesse mai sentito parlare degli intoccabili, ecco un breve riassunto di come funzionano ancora incredibilmente le cose in questa parte di mondo. Vi basterà cliccare su questo link (http://it.wikipedia.org/wiki/Paria ) per saperne di più, ma se non avete abbastanza tempo per farlo vi faccio io un breve riassunto. Gli appartenenti a questa casta, qui in Nepal così come in India, sono spesso impiegati nei lavori più umili come, appunto, lo svuotamento e la pulizia delle latrine (che qui in Asia sono spesso tenute in condizioni igieniche a dir poco raccapriccianti). Ai “Dalit” sono riservate zone della città separate da quelle in cui vivono i cittadini appartenenti ad altre caste perchè, ad esempio, non potrebbero attingere alle fontane dove chiunque può rifornirsi d’acqua: se i “Dalit” le toccassero queste fonti diventerebbero automaticamente impure, non più utilizzabili dal resto della comunità. Spesso sono vittime di abusi, emarginazione e sfruttamenti sul lavoro e non solo. Non godono di eguali diritti, se non altro nella pratica quotidiana.

Così Laxmi, che non ha mai avuto modo di comunicare con me se non a gesti e che fino all’altro ieri mi aveva solo semplicemente sorriso giungendo assieme le mani nello splendido gesto che spesso accompagna la parola NAMASTE’ ( che, letteralmente, significa “saluto il divino che c’è in te”), ha trovato il coraggio di avvicinarmi senza più timidezza per parlarmi. Ha cominciato a parlare in nepalese fluente e spiccio, ed io ho annaspato per qualche secondo cercando di focalizzarmi sui gesti delle sue mani e sul suo sguardo per capire cosa volesse. La vedevo indicare la mensa e poi indicare sé stessa battendosi il petto e l’unica parola che ho capito di tutto il discorso era “putali”, vale a dire… “farfalla”.

Ho cercato con lo sguardo qualche ragazzino in cortile e ne ho chiamati tre, perchè ci facessero da traduttori. Avevo intuito giusto: Laxmi stava chiedendo una farfalla tutta per sé, voleva che io gliene disegnassi una e che le dessi il disegno da portare nella sua casa per godere tutti i giorni della bellezza di una farfalla leggera da osservare. Diceva che le farfalle che avevo disegnato nella mensa le piacevano da matti, che era due mesi che le guardava ( eh già…le prime erano spuntate ai primi di maggio su quel muro!) e che adesso ne avrebbe tanto voluta una per sé. Forse anche lei ha sentito della mia imminente partenza e quindi s’è fatta coraggio nel chiedere quello che probabilmente ha pensato fin dai primi giorni.

Così la sera stessa mi sono messa all’opera e, carta ed acquerelli alla mano, ho dipinto per lei una coppia di farfalle in volo. L’acquerello gliel’ho consegnato oggi, quando l’ho incrociata con lo spazzolone tra le mani, intenta a lavare le scale che portavano alla mia camera.

Tra le due la più emozionata ero senz’altro io. Mi pareva un tale onore dipingere per lei. E lei invece non finiva più di ringraziarmi, felice e quasi stupita del fatto che l’avessi accontentata: glielo avevo promesso, ma forse non pensava che avrei esaudito davvero il suo desiderio. E invece lei non sapeva che a me non è costato proprio nulla esaudirlo, e che anzi è stato un piacere farlo: mentre disegnavo per lei pensavo a quanta ingiustizia e quanta discriminazione c’è ancora al mondo, e a quanta strada ancora abbiamo da fare noi uomini per progredire e migliorare la nostra spesso povera condizione. E mi riferisco alla povertà spirituale, ben più misera di quella materiale.

Ogni volta che vedevo Laxmi al lavoro mi veniva sempre in mente una frase di Gandhi che, da quando la lessi anni fa, mi torna spesso in mente. Non ricordo le parole esatte, ma dice più o meno così:

“Per un’ora al giorno , tutti i giorni, dovremmo fare tutti il lavoro dei più umili.

Solo così potremmo aspirare ad una vera comprensione dell’altro, dell’umanità intera”

Mi torna spesso in mente qui in Asia, per la quantità di lavori umili che si vedono svolgere, lavori che nessuno di noi accetterebbe mai di fare e che invece qui in milioni svolgono.

Con il sorriso timido e gentile di Laxmi vi lascio.

Laxmi e la sua farfalla colorata...che finalmente può vedere anche a casa sua e non solo in mensa!

Laxmi e la sua farfalla colorata…che finalmente può vedere anche a casa sua e non solo in mensa!

 Dopodomani un aereo mi portarà via da questo magnifico posto che per due mesi ho chiamato “casa”, perchè è proprio come a casa mia che io mi sono sentita qui. Se riesco vi lascio un ultimissimo post domani in questo blog, a cui ormai sono affezionata come al diario che tenevo al liceo! Altimenti avrete mie news la prossima volta dalla bella Belluno, dove per fortuna m’è stato detto che è infine arrivata la sempre tanto attesa estate!

 Buona notte a tutti e… नमस्कार !

Marta

ALTRE INFORMAZIONI RIGUARDANTI LA CASTA DEI DALIT:

Dalit: ovvero “gli oppressi”.
I Dalit sono gli “intoccabili”, coloro che nel sistema castale indiano nascono fuori dalle quattro caste principali. Il termine “Dalit” è stato coniato da Dr. Ambedkar, ispiratore e leader riconosciuto dei movimenti che a partire dagli anni ’30 hanno messo in discussione la gerarchia delle caste contemplata nell’Induismo. In contrapposizione col termine “Harijans” – figli di dio – nome col quale Gandhi chiamava gli intoccabili, Ambedkar sceglie il nome di Dalit -oppressi- quale simbolo di orgoglio assertivo e necessità di riscatto da una condizione di oppressione di casta e di classe.
Come è possibile che in uno stato democratico da oltre 50 anni persistano forme così gravi di violazione dei diritti umani a danno di una cosiddetta minoranza costituita da ben 160 milioni di persone?
L’intoccabilità è stata abolita dalla Costituzione indiana nel 1950, sono previste azioni positive nei confronti dei Dalit quali la riserva di una percentuale di posti in Parlamento, nei pubblici impieghi, nella scuola, ma la pratica dell’ intoccabilità permane, soprattutto nelle aree rurali, e stigmatizza milioni di persone come “impure” per nascita – pertanto non degne di entrare nei templi, di attraversare le zone dei villaggi abitate dagli appartenenti alle caste superiori, di usare gli stessi pozzi, di bere il the negli stessi bicchieri – A loro sono riservati i lavori più degradanti quali pulire le latrine e trasportare escrementi umani, scuoiare e rimuovere gli animali morti, scavare tombe, spazzare le strade dei villaggi. I bambini dalit, quando riescono a frequentare la scuola pubblica, devono sedere in fondo alla classe, ben lontani dagli altri; molte bambine dalit tra i 6 e gli 8 anni vengono avviate alla prostituzione secondo la pratica del Devadasi. Alla discriminazione si aggiunge la violenza. Fonti ufficiali riportano almeno 3 crimini all’ora (assassinii, ferimenti, rapine …..) perpetrati nei confronti dei dalit, più di 200 sono le donne dalit di età compresa tra i 6 e 70 anni stuprate ogni anno!
Viene chiamata hidden apartheid – segregazione razziale nascosta – perché è proibita per legge ma spesso sono gli stessi tutori della legge a metterla in atto nelle forme più violente. La brutalità delle forze dell’ordine nei confronti dei dalit è testimoniata da centinaia di persone perseguitate, accusate di crimini non commessi, picchiate e violentate in carcere.
In un contesto, quale quello dell’India rurale, di povertà diffusa, la pratica dell’intoccabilità e il boicottaggio sociale che ne deriva fa sì che le comunità dalit siano anche le più indigenti. Il 50% dei Dalit vive al di sotto della soglia di povertà con un preoccupante incremento negli ultimi anni. Il 57% dei bambini dalit sotto i 4 anni risultano malnutriti, la mortalità infantile tra i dalit supera la media nazionale del 45%. Le donne sono le più colpite: lasciano la scuola prima dei loro coetanei maschi (l’83% delle donne Dalit non vanno oltre la scuola primaria), svolgono i lavori più pesanti in agricoltura, nelle costruzioni o nell’industria occupandosi contemporaneamente dei lavori domestici e della cura dei figli. Sono le ultime in famiglia a mangiare e se il cibo non è sufficiente per tutti sono loro a digiunare (il 90 % delle donne dalit ha una dieta insufficiente per quantità di proteine e calorie).

TRATTO DA: http://www.shantionlus.org/dalit.htm

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2 commenti

  1. Simonetta · · Rispondi

    che dire Marta…. qualche lacrima di commozione l’hai fatta versare a noi con i tuoi blog, penso che un pezzettino di cuore dovrai lasciarlo anche tu alla Rarahil ma… sicuramente un grande vuoto sentiranno i tuoi piccoli amici dopo la tua partenza.
    Sono sicura però che si rivivranno tutti i bei momenti passati con te quardando i murales e le foto che con una bellissima idea hai lasciato loro. un bacio e buon volo

  2. Sono pronta per la partenza, anche se di sicuro non torno tutta intera a casa…nel senso che davvero un pezzetto di me rimane qui. Ma sono felice, anche da noi avrò tanti bambini con cui stare e lavorare nei prossimi misi e l’avventura della vita va avanti. Di sicuro in futuro tornerò a fare visita ai miei piccoli amici qui alla Rarahil!

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