CON LA VALIGIA PIENA DI GIOIA

Ci siamo. Ormai è arrivato anche il 24 di giugno e quindi anche il momento di tornare a casa. Il concetto che ho io di casa è alquanto strano, perchè spesso mi sento a casa in posti che non sono propriamente “casa mia”. Il tempo qui alla Rarahil è volato letteralmente via, sfuggito veloce giorno dopo giorno. Quando vola in questa maniera significa che si è stati bene e che il tempo non è stato pesante, anzi.

E se l’allontanarmi dai ragazzini ora è così difficile e quasi doloroso è perchè s’è tanto amato, e tanto s’è condiviso. E’ semplicemente il prezzo che si paga, in monete di nostalgia, quando si ama in questa maniera. Ieri era il mio ultimo giorno qui e quindi c’è stato l’immancabile farewell, l’addio ufficiale. All’appuntamento c’erano tutti i ragazzi del convitto coi quali in questi due mesi ho riso, scherzato, dipinto, cenato, dormito, riso e giocato. Ci siamo ritrovati nella Yoga Hall, la stessa che abbiamo decorato assieme ed è stato emozionante vederli tutti schierati in rispettoso silenzio di fronte al nostro grande murale mentre la cerimonia di saluto iniziava.
Per l’occasione io indossavo un kurta rosso che l’infermiera Anita ha voluto regalarmi: visto che in questi due mesi le ho sempre fatto i complimenti per l’eleganza dei suoi completi nepalesi forse ha pensato che mi sarebbe piaciuto possederne ed indossarne uno…e in effetti ha indovinato!

La cerimonia è stata divertente e commovente al tempo stesso ma sono stoicamente riuscita a non versare una lacrima, ho tenuto duro! Ogni tanto l’occhio lucido m’è venuto, lo ammetto, ma per lo più sono rimasta composta e sorridente, per salutare al meglio tutti gli amici di qui.

Anita mi consegna un uovo sodo tra le mani, simbolo di pace.

Anita mi consegna un uovo sodo tra le mani, simbolo di pace.

Così, tra il rituale del tikka rosso sulla fronte, la consegna delle sciarpe di buon augurio per il viaggio, la distribuzione delle uova ( anche questo è un simbolo di pace e condivisione), i saluti e discorsi ufficiali, la mia mattina se n’è andata.

I ragazzi mi hanno riempito di piccoli regali tenerissimi e il giovane sensibile Samir mi ha consegnato in privato una lettera che mi ha fatto traballare il cuore. E lì sì, nell’intimità della mia stanza, qualche singhiozzo non sono riuscita a trattenerlo. Ovviamente quando si piange di gioia non è mai un pianto doloroso, è solo liberatorio.

Ben vengano i pianti come questi, che auguro a tutti di cuore.

Mentre consegno i miei regali ai ragazzi. Per loro ho preparato 52 buste con dentro tante copie delle più belle foto fatte in questi 2 mesi, affinchè si possano portare sempre appresso il ricordo di questa nostra bella avventura !

Mentre consegno i miei regali ai ragazzi. Per loro ho preparato 52 buste con dentro tante copie delle più belle foto fatte in questi 2 mesi, affinchè si possano portare sempre appresso il ricordo di questa nostra bella avventura !

E nel pomeriggio, a cerimonia terminata, siamo stati semplicemente assieme: ci siamo fatti una passeggiata nei dintorni, abbiamo ballato a ritmo di musica tradizionale nepalese, abbiamo disegnato e chiacchierato a lungo. E i bambini mi hanno voluto decorare nuovamente la testa con tanti fiori freschi, per farmi diventare per l’ennesima volta bella come una principessa. Quando l’idea si è diffusa tra loro è partita la “caccia al fiore più bello”: i piccoli soprattutto si sono sparpagliati in ogni direzione tornando dopo poco col respiro affannato, stringendo tra le mani fiori appena strappati.

Sonu stringe fra le mani dei bellissimi fiori che sta per infilare nei miei capelli...

Sonu stringe fra le mani dei bellissimi fiori che sta per infilare nei miei capelli…

La mia acconciatura fatta dai bambini coi fiori freschi!

La mia acconciatura fatta dai bambini coi fiori freschi!

Adesso sono qui in camera che scrivo queste ultime parole da Kirtipur, e qualche ragazzino è qui con me: ancora non si sono stancati di colorare, ritagliare ed incollare sicchè stanno creando maschere indossabili da poi mettere nel tempo libero. Una chicca: cosa mai potremmo usare come filo per le maschere? Il filo interdentale di Marta, ovvio! E’ un’idea che è venuta a Sudikshya, e adesso che s’è diffusa nel gruppo si salvi chi può! Qui il filo interdentale sta andando letteralmente a ruba, anche se viene utilizzato non per lo scopo preposto!

I bagagli sono pronti, ben chiusi e sigillati, in attesa d’esser caricati sul taxi.

I ragazzi li guardano con curiosità, chiedendosi cosa c’è dentro. Non sanno che il bagaglio più importante è quello che non si vede, quello che nascondo dentro. E’ un bagaglio fatto di gioia pura, raccolta e collezionata in questi due mesi qui alla Rarahil.

Un bagaglio leggero da portare.

Un bagaglio bellissimo.

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4 commenti

  1. michelin daniela · · Rispondi

    ….e che bagagli così tu ne possa portare ancora tanti…

    La tua mamma

  2. …il bagaglio della Vita, quella vera!

  3. Alberto Simiele · · Rispondi

    Condivido la tua gioia, come l’entusiasmo e i sentimenti che hai trasmesso in questi post. Spero che ci incontriamo quando torni. Complimenti!

  4. Nicoletta Comand · · Rispondi

    Carissima Marta, ho seguito silenziosamente la stupenda storia del tuo lavoro in Nepal. Mi ha colpito la tua capacità di stare con gli altri e condividere il tuo talento in modo così delicato e rispettoso e il tuo saper raccontare la vita con gioia e semplicità emotiva. Grazie! Nico

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