Un filo che non si spezza

Cammino per le strade della mia città e penso. Sono pochissimi giorni che sono qui ma ancora non “ci sono” davvero del tutto. Quando mi sveglio in questi giorni a volte mi sembra di essere ancora a Kirtipur e non capisco come mai, quando il sole è già spuntato, io non senta le voci dei ragazzini giù in cortile. Poi piano piano apro le palpebre, mi guardo attorno e non trovo la forma rassicurante e dolce della bianca zanzariera sotto la quale ho dormito per tante notti ma trovo pareti colorate, le pareti della mia stanza nella mia casa di Belluno.

I bambini di Kirtipur mi mancano, eccome.

Mi mancano ogni volta che sto con i bambini qui, in Italia: il pensiero corre fino al Nepal, subito ed inevitabilmente. Anche ieri sera, mentre ero al parco del mio quartiere con mio nipote Daniele, ero attorniata da ragazzini e bambini di ogni età. Il parco era sorprendentemente vivo, pieno di persone che si godevano questa timida estate che ancora non si decide a scoppiare e a farsi sentire prepotentemente come dovrebbe. Spingevo Daniele che era attratto dagli schiamazzi dei ragazzi più grandi che giocavano a palla davanti all’ altalena sulla quale adora volare altissimo.
Lo spingevo, assorta e silenziosa. Sentivo le corse dei bambini tutte attorno a noi, le voci dei ragazzi, il suono (quasi miracoloso di questi tempi!) d’una chitarra suonata dal vivo qualche panchina più in là. Ma la mia mente era a migliaia di chilometri di distanza, e si trovava per l’esattezza nel cortile di una scuola che ormai ben conoscete anche voi e che ha accolto i miei passi nei due mesi passati.

Presa dalla nostalgia l’altro ieri ho scritto ai bambini della Rarahil una lunga lettera nella quale raccontavo loro di questa mia prima settimana in Italia dopo la mia lunga permanenza in Asia.
Narayan mi aveva inviato il giorno dopo la mia partenza una lettera scritta a mano dai ragazzi, che aveva con pazienza scannerizzato per farmela avere al più presto. Così io gli ho risposto, e nella mia missiva gli ho raccontato di come qui il sole la sera se ne va molto più tardi che da loro, del bel fiume che si trova a pochi passi da casa mia e delle gite che ci si possono fare, degli amici che qui ho ritrovato e che per fortuna hanno alleviato la difficoltà del mio rientro. Gli ho raccontato della sera in cui il mio aereo si è alzato per portarmi da Kathmandu a Delhi, e del fatto che ho cercato con lo sguardo il cortile della Rarahil ma che, appena prima di individuare Kirtipur, il mio aereo s’è alzato troppo di quota, portandomi assieme a tutti gli altri passeggeri a galleggiare in un bianco mare di nuvole splendide, illuminate dal sole del tramonto.

Quella notte ho poi passato tante ore a Delhi aspettando il mio volo del mattino seguente, e un paio d’ore le ho passate spulciando tra gli scaffali di un book shop ben fornito di libri per ragazzi. Come sono entrata nel negozio ho ripensato alla piccola libreria che avevamo appena acquistato per i ragazzini del convitto e ho subito iniziato la ricerca di bei libri illustrati da acquistare per loro. Ne ho trovati cinque, sono i pochi che hanno passato la mia selezione di “addetta del mestiere”: le librerie sono piene di libri per bambini, ma pochissimi sono libri davvero di qualità o comunque pochi possono essere definiti delle vere e proprie opere d’arte. Mi preme che i bambini di Kirtipur nutrano le loro menti divorando libri di qualità, libri che sono veri e propri capolavori di grafica e illustrazione, senza dimenticare l’importanza di un buon testo, ben scritto. Così, mentre mi trovavo ancora sospesa in quella terra di mezzo ( nel mio caso, precisamente…l’India!) tra un paese e l’altro, mi sono immersa nella lettura dei testi per i miei piccoli amici del Nepal. Ora i libri sono qui con me, me li sto gustando io in compagnia dei bambini italiani che spesso vedo poiché vivono a due passi da casa mia, in attesa di affidarli alle mani del prossimo medico che partirà alla volta del Nepal, probabilmente già in agosto.

Alla lettera che ho scritto loro ho dunque anche allegato la foto di me coi bimbi di qui: nella fotografia ognuno di noi regge in mano un libro di quelli presi a Delhi, per mostrarglieli in anteprima.

Ecco i libri che in agosto invieremo ai nostri amici in Nepal! Sono uno più bello dell'altro...e tutti in inglese, così non c'è neppure bisogno di fare traduzioni improvvisate! (...)

Ecco i libri che in agosto invieremo ai nostri amici in Nepal! Sono uno più bello dell’altro…e tutti in inglese, così non c’è neppure bisogno di fare traduzioni improvvisate! (…)

Così ho inviato il tutto per email al caro Narayan, il quale mi ha fatto il favore di stampare i miei scritti ( foto inclusa!) e di appendere il mio messaggio sulle pareti del convitto…proprio nello stesso identico luogo dove ero abituata ad appendere gli orari settimanali dei miei laboratori di pittura murale, sulle scale che portano alle camerate! A meno di due ore dall’invio, al mio indirizzo di posta elettronica, è arrivata in risposta questa fotografia, senza commento alcuno, sempre da parte di Narayan.

I bambini della Rarahil leggono la mia lettera, dopo che Narayan l'ha appesa alle pareti del convitto!

I bambini della Rarahil leggono la mia lettera, dopo che Narayan l’ha appesa alle pareti del convitto!

Occorre forse che vi scriva che mi sono commossa? Non credo.
Di sicuro c’è che ormai conosco così bene tutti e 52 i ragazzini del convitto che, seppur di spalle, li ho riconosciuti tutti quanti. La vista, di fronte allo schermo che mi mostrava i miei amici intenti a leggere il mio racconto, mi s’è appannata e s’è velata di umidità….due calde lacrime sono scese lungo le mie guance, testimoni liquidi della mia felicità inzuppata di nostalgia.

Penso che questo metodo delle lettere stampate e appese nel corridoio lo useremo ancora. Non voglio che il sottile filo che lega la nostra amicizia si spezzi, e restare in contatto con quei bambini è quasi d’obbligo. Penso così spesso a loro in questi giorni… A volte mi chiedo quanto durerà questo pensiero fisso di loro, di noi assieme. I ricordi non si affievoliscono, solo si diradano un po’, semmai.

Approfitto di questo post per chiedere  a tutti voi lettori di partecipare pubblicamente alla raccolta di bei testi illustrati in lingua inglese per i bambini della Rarahil School di Kirtipur: se avete dei libri illustrati usati ma comunque in buone condizioni o se vi capiterà in futuro di poterne acquistare o recuperare alcuni, per favore, non esitate! Sarà mio piacere  poi fare in modo di consegnarli nelle mani di chi partirà per il Nepal. Ogni 3-4 mesi qualcuno da Belluno parte per visitare la Rarahil e il mio sogno è, viaggio dopo viaggio, contribuire a rendere sempre più ricca e interessante la piccola libreria dei ragazzi del convitto. Doveste avere già dei libri che fanno al caso nostro, non esitate a contattarmi al mio indirizzo di posta elettronica che è
martafarina1979@gmail.com… Grazie in anticipo a tutti quanti!

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4 commenti

  1. Cara Marta, trovo bellissima e geniale la tua inziativa di raccogliere libri in inglese per i ragazzi che frequentano la Rarahil School di Kirtipur. Vedo di darmi da fare per questo tuo programma.
    A proposito della tua difficoltà di staccare le tue forti esperienze nepalesi, ti capisco perfettamente. Non riesco nemmeno io a staccarmi da quelle genti che ho cominciato a conoscere fin dal lontano 1.978 andando al campo base dell’ Everest e che ho continuato a frequentarle in altri viaggi e trekking fatti in quel meraviglioso paese che è il Nepal. Con tale paese e con le sue genti, ho sempre un filo diretto che mi lega.

  2. Simonetta · · Rispondi

    cara Marta, bella la foto ha commosso anche me! Come ci tengono alla tua amicizia! grazie per scrivere ancora qualche cosa su questo blog che è bello tenere vivo!

  3. Cara Marta come ti ho già detto di persona, è un piacere leggerti. I tuoi scritti trasmettono tutto quello che hai fatto li.

  4. E dopo Stefano ci sono anch’io. Ho letto e assorbito le emozioni che trasmetti così bene nel tuo scrivere. Ti ho immaginata fare confronti, nella tua mente, tra le situazione dei bambini laggiù e i nostri, annoiati, viziati, a cui non manca nulla, sempre capricciosi, alla ricerca dell’ultima novità in fatto di giocattolame, con cui stressare il portafoglio di mamme nervose. Chissà che abisso! E’ un’esperienza che non farò, in questa vita, ma ammiro chi, come te, abbandona le comodità per dedicarsi a qualcosa veramente di valore e, perché no… gratificante anche per il proprio ego. Ancora piacere mio :-)

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