APPUNTI DI SCUOLA

La mattinata di scuola comincia nel grande cortile tra i due principali edifici della Rarahil. I settecento bambini e ragazzi si dispongono in lunghe file, a seconda della classe di appartenenza. Davanti e intorno, gli insegnanti. Di fronte, su un palco, un ragazzo con il microfono e una piccola band di studenti, con tamburo, fiati, cimbali. Per primo, l’inno nazionale, che tutti cantano. Poi le comunicazioni del giorno, la premiazione di qualche allievo per meriti credo sportivi e oggi, venerdì, una specie di quiz per ogni classe con domande di cultura generale: l’allievo che conosce la risposta corre dalla sua fila al palco e dopo aver detto al microfono nome e classe risponde alla domanda e se ha indovinato riceve in premio una matita. Poi, tutti in classe, fino alle 13, per il pranzo nel grande refettorio. Prima mangiano i ragazzi piu’ piccoli, poi, a turno, le altre classi.  Molti ragazzi pero’ si portano il cibo da casa e mangiano nel grande cortile. In verità questa per loro e’ una specie di merenda, mentre i pasti principali – con riso, lenticchie, ecc. – sono il mattino e alla sera. La giornata qui e’ infatti regolata dalla luce molto più che in Europa: l’energia elettrica e’ preziosa (e spesso manca!) e allora meglio alzarsi molto presto e far finire la giornata poco dopo il buio. Aggiungeteci che lo scarto di luce tra estate e inverno e’ ridotto e vi farete un’idea di questi strani ritmi nepalesi, orari per cui le otto di sera sono già quasi notte inoltrata. Nel pomeriggio le lezioni riprendono alle  14 e continuano fino alle 16. Quelli più piccoli hanno un orario un po’ più breve. Alla fine delle lezioni gli autobus scolastici entrano nel primo cortile della scuola, si girano e ripartono carichi di ragazzi.  

L’impressione e’ proprio bella, di un sistema efficiente e collaudato. Ho girato un po’ per le classi, sfogliato qualche libro, di quelli scritti in inglese. Molta educazione di base, materie che, oltre a professionalizzare, fanno comprendere ai ragazzi la complessità del mondo in cui vivono: sociologia, economia, ambiente, geografia. Un gioco che più volte in Nepal i ragazzi mi hanno fatto per strada è quello “delle capitali”, indovinare cioè la capitale dei diversi stati del mondo. E che risate quando indovinavano, che so, il Portogallo, o il Perù. Giochi che facevo anch’io con i miei amici, decenni fa, ma non credo che ci divertissero cosi…  Tornando alla scuola, i libri sono in bianco e nero: poche fotografie, molti disegni, niente schemi riassuntivi. Le classi sono ampie, luminose, i banchi ben disposti in file ordinate, la pulizia non e’ quella dell’ambulatorio (che splende), ma buona. L’affollamento non e’ eccessivo, circa una trentina di allievi per classe, e qui in Nepal e’ uno standard molto buono (ci hanno descritto anche classi con novanta bambini!). Come notate, non faccio paragoni con le scuole italiane: temo che qui come da noi la varietà delle situazioni sia altissima, i confronti sarebbero superficiali e fuorvianti.  

Ci spiegava un’operatrice di un’altra associazione che vive in Nepal da anni che un problema importante delle scuole è l’assenza dell’educazione al pensiero critico: i ragazzi studiano molto e si applicano con impegno, ma il loro è spesso un apprendere mnemonico, per formule e schemi da applicare metodicamente a problemi e situazioni note. Manca nei programmi scolastici lo stimolo alla creatività, alla ricerca di soluzioni autonome, a percorsi di studio individuali.

Il lavoro dell’insegnante è considerato buono, anche se gli stipendi non sono altissimi: in Nepal i salari dei lavoratori dipendenti vanno dai 35 ai 350 (pochi privilegiati) euro al mese, quelli degli insegnanti dai 75 ai 150 euro, a seconda del livello e della scuola (le private pagano pochissimo, le statali di più, alla Rarahil – praticamente una privata parificata – una via di mezzo). Non sono certo elevati, ma considerate che i prezzi qui sono davvero bassissimi: per dire, una stanza in affitto a Kirtipur mi hanno detto che si trova a meno di 15 euro al mese e una lunga corsa in autobus costa sui 12 – 15 centesimi.

Qui in Nepal ci sono quasi soltanto scuole private, anche a Kirtipur, ovviamente, alcune di ottimo livello, altre davvero scadenti: ma credo che la Rarahil sia davvero l’unica che può contare su un punto di assistenza sanitaria. Di questo livello, poi! Ed e’ bello pensare che un po’ lo abbiamo fatto anche tutti noi…

E ancora, sono certo che nessuna scuola di Kathmandu ha al suo interno affreschi come quelli che Marta Farina ha realizzato insieme ai ragazzi: ne avevo visto le foto sul blog, ma vederli dal vivo – soprattutto quello, enorme, della sala di yoga e meditazione – ci ha lasciato senza parole. Sono una magnifica opera, davvero. Ah,ieri abbiamo consegnato ai bambini i regali che Marta e Valentina avevano mandato ai ragazzi dell’hostel, quelli che hanno dipinto con Marta. Si trattava di un grande puzzle e di diversi libri illustrati, in inglese: avreste dovuto vedere le risate che si facevano!

Questa sera abbiamo il volo per il ritorno. Non scrivo commenti o bilanci di questo viaggio, è troppo presto. E poi avrei davvero troppe cose da raccontare, emozioni, colori, riflessioni. Invito tutti a venirci, in Nepal, anche nella stagione dei monsoni. E’ vero, non si va in montagna (ma qualche possibilità ci sarebbe…), ma da riempire straordinariamente le giornate ce n’è d’avanzo. Garantito.

Flavio

 

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2 commenti

  1. marta farina · · Rispondi

    carissimo Flavio, che gioia sapervi lì coi miei piccoli amici!
    Avrei voluto vedere le loro facce alla consegna dei regali…deve essere stato magnifico! Buon rientro a tutti voi dunque… non vedo l’ora di sentire dal vivo le vostre impressioni, soprattutto le tue caro Flavio!

  2. Condivido tutto,caro Flavio, e non avevo alcun dubbio nemmeno prima della vostra partenza su impressioni ed emozioni che quel mondo sa dare
    Buon rientro ed a presto per i racconti e le condivisioni

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