Canteen

Kirtipur 8 gennaio 2014.
Questo è il nome in inglese della mensa, il luogo dove i ragazzi del convitto consumano i pasti.

E’ frequentata da una cinquantina di ospiti di età compresa tra  5 ai 15 anni di ambo i sessi e saltuariamente da qualche insegnante come  sister  Mina, una bella signora Newari sui 50 anni dai lineamenti raffinati.

Le mie conoscenze della cucina Nepalese, per ora, sono quelle proposte dallo chef del refettorio che nel suo piccolo sembra ricercare sempre nuove proposte gastronomiche per la gioia di grandi e piccini. Senza essere costretti nei limiti delle portate, direi che si parte con una base di riso bianco bollito che, a causa dei 1500 metri di altitudine, viene cotto obbligatoriamente  in pentola a pressione. A questo si aggiunge un brodino vegetale speziato con lenticchie creando così il Dhal Bhat il piatto più tradizionale della cucina Nepalese. Altri densi brodini, variamente speziat, vengono serviti per arricchire e diversificare i sapori. Il pollo viene preparato prevalentemente in umido con patate e curry; anche i legumi e  le altre verdure vengono servite stufate. Altra antrè sono i noodles  (spaghetti di farina di riso molto diffusi in tutto l’estremo oriente) con o senza verdure . Possono seguire dei fagottini di pasta di riso al vapore ripieni di una farcia di patate lesse, piccoli ceci e curry ; per i più robusti esiste anche la versione fritta, tipo involtino.

Alcune omelette o uova sode sono comparse a sorpresa. Al posto delle patatine fritte ti offrono dei croccantissimi pezzettini di sfoglia di riso fritta. Non mancano, per l’apporto vitaminico,  piattini di cruditè composti da fettine di carote, cetriolo, rapa e spicchietti di limone..

Quindi nel complesso  tutto discretamente buono a patto di evitare estemporanee visite alla cucina. Qui friggono alla grande; il  problema è il tipo di olio che potrebbe esser  di palma o di colza che  sta sul fuoco troppo tempo e sicuramente un po’ di  acroleina ci scappa.

Al ristorante  più o meno la musica non cambia e alla  fine della cena  offrono dei semi di finocchio con sale grosso e degli spessi  gusci di una specie di nocciola  che lasciata  in bocca dopo un  po’ si rammollisce… e li fa contenti.

 Con la catena del freddo inesistente  a causa dei tagli di corrente, niente surgelati, niente garanzie di conservazione, niente pesci o carni di grossi animali, tiepida la birra…

Per chi ha coraggio c’è la cucina di strada che è diffusissima: tutto fritto in olio che bolle per ore…auguri!

 

Un grosso abbraccio

 

Gianpaolo

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