IL LAMA DI BOSAN

Quante volte sono venuto in Nepal ? Mi pare 9 volte nel corso di circa 20 anni. Ebbene dopo così tanto tempo solo oggi per la prima volta, mentre camminavo lungo i campi di frumento intorno alla scuola, ho visto sgusciarmi fra le gambe un MUSTELIDE (faina, martora, donnola, furetto, ermellino??) marroncino, magro e lungo circa 40 cm che si intrufolava ventre a terra fra le piante di riso e 1 ora dopo, in un altro posto, la scena si è ripetuta tale e quale con un secondo esemplare. Il mio acuto spirito darwiniano mi ha fatto capire che questi velocissimi e carnivori animaletti hanno scelto le risaie come l’habitat più adatto dove trovare in abbondanza anfibi e sorci.
E’ una piccola curiosità naturalistica di cui ho voluto rendervi partecipi distraendomi, come spesso mi capita, dalla mia intenzione di raccontarvi, come promesso, la “grande disavventura” in cui sono incorso l’estate scorsa.
Prima di tutto dovete sapere: che la zona di Kirtipur è dominata a ovest da una cima collinante alta circa 2400 metri; che vedendola sempre sopra la testa fin dal 2011 mi ero messo in testa di salirci sopra; che nel 2012 Alberto in gran compagnia l’aveva “scalata” per farci un picnic con tanto di braciole alla braci; che il mio basso spirito competitivo stava avendo un incremento esponenziale, cioè “ci va in cima Alberto e non ci vado io ?”; che infine quando mi ci metto per trovarmi nei pasticci sono insuperabile.
Alle pendici del monte ci sta Bosan, un villaggio di semplici ma originali case sparse abitato da contadini Tamang quelli dell’etnia più povera del Nepal; su stimolo di Narayan, che aveva proposto di aiutare qualche ragazzo del villaggio a mantenersi negli studi, un pomeriggio, dopo aver lavorato nell’Ambulatorio, sono salito fino al monastero che si trova fra le abitazioni poste più in alto. Che ci siano persone strane a questo mondo già lo sapevo ma che una ragazza della repubblica ceca passasse 2 giorni di studio e meditazione in questo sperduto, piccolo e poverissimo monastero e per di più con un vecchio lama enfisematoso e la sua altrettanto vecchia e sporca perpetua mi è parso ancora più straordinario. La ragazza parlava nepalese così riusciva ad intendersi con la coppia religiosa e mi ha chiesto, visto che restavo a Kirtipur ancora per un po’ di tempo, se potevo ritornare dal lama qualche giorno dopo per farmi dare una lettera da portare in Europa.
7 giorni dopo ero di nuovo al monastero, ma per la prima volta ho provato quella che si dice l’incomunicabilità perfetta, quella che resiste ad ogni sforzo. Dopo mezz’ora di inutili tentativi di farmi intendere con frasi di inglese superbasico, gesti, mimica e disegni, rinuncio alla lettera, regalo al lama un pacchetto di famosi Wafer e lui mi mette al collo una “Kata” beneaugurale, quella sciarpina di seta sintetica che avete già visto in qualche nostra foto. L’attrazione verso l’alto non mi fa tenere in considerazione i consigli della gente locale che mi poneva in guardia da serpenti, leopardi, scimmie e altra serie di animali nocivi tutti pronti ad assalirmi appena mi fossi inoltrato nel sentiero della foresta; inizio a percorrerlo con quella leggera sensazione di incertezza che mi tiene su di giri e con l’intenzione di raggiungere una forcella posta al fondo di una valle, circa 300 metri sopra di me. Dalla forcella avrei dovuto poi scendere a Pharping, un villaggio dall’altra parte della collina, in verità un po’ lontano dal punto di partenza, sapendo che alle 18 sarebbe partito l’ultimo bus per tornare indietro; faccio un po’ di calcoli e mi convinco che dovrei starci nei tempi abbastanza bene. Il sentiero appena entra nella foresta diventa subito più scuro, stretto e ripido, ma in fondo si tratta sempre di un percorso battuto e la forcella in alto è un forte richiamo. I miei sensi messi all’erta non sentono il respiro dei terribili animali, ma contemporaneamente non mi mettono in allarme per una caratteristica del sentiero che influenzerà pesantemente i miei mesi successivi: a causa delle ricorrenti piogge monsoniche è diventato una specie di toboga di creta scivolosa resa ancor più viscida dalla crescita di un sottile strato di alghe muffose. Alle 16 sono in forcella e, anche se il tempo è afoso, la vista si apre sull’altra vallata e sulle molte cime che circondano Kathmandu. Ora però, con mia massima sorpresa, mi trovo improvvisamente di fronte una scalinata di pietra larga 2 metri perfettamente pulita e asciutta che dalla forcella sale lungo il crinale verso la cima circa 500 metri più in alto. Ci penso 2 secondi, lo interpreto come segno del destino (cioè: quando mai se non ora ?), rifaccio un po’ di conti e mi pongo per salire un limite temporale di 45 minuti. ( CONTINUA … adesso vado a KTM)

 

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2 commenti

  1. ….non lasciarci a lungo col fiato sospeso Paolo! Abbiamo bisogni di sentire come va a finire!!! Buona permanenza a Kirtipur! Bacia i bambini (uno ad uno, mi raccomando!!!) per me! Ciao!

  2. beh! quanto dobbiamo aspettare per la continuazione del racconto??? anche se già conosco la storia…perché se non finisci con questa non ne racconti di nuove per me!!!!
    bacio grande da una tua donna

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