NON PARLATEMI DI SINCRETISMO !

(SECONDA PARTE) Parto veloce, il sudore scende a rivoli (in Agosto, periodo monsonico, l’umidità si attesta intorno all’80%), la scalinata per un breve tratto in piano si interrompe ed il sentiero corre stretto fra arbusti bassi poi la salita di nuovo riprende ripida come una scala a pioli …. In 45’ esatti sono in cima dove mi aspetto un belvedere ma essa si rivela una piccola, poco attraente radura con erba alta circondata da alberi che nascondono la vista; su un lato una malandata piattaforma sostiene qualche modesta statua induista e un “trisul” il tridente che simboleggia la divina trinità: Brahma, Shiva e Vishnu. Sono soddisfatto perché ho finalmente anche io raggiunto il Champa Devi !!! Preso dall’entusiasmo voglio rendere grazie agli dei che benignamente hanno permesso al mio corpo di sopportare questa prova e, dopo averla tenuta fino a quel momento al collo, lego la Kata donatami dal Lama a Bosan intorno al tridente …. Ora non so se quella Kata avesse una energia protettiva speciale oppure se tutti i discorsi sul famoso sincretismo fra le due religioni buddista (kata) e induista (trisul) non sono all’atto pratico validi anche per gli agnostici, fatto sta che un secondo dopo la mia offerta mi accorgo che ben 3 sanguisughe si sono attaccate ai polpacci, una delle quali grossa quasi quanto un mignolo. Per fortuna i pantaloni corti anche se mi espongono maggiormente agli assalti, mi danno maggiori possibiltà di rendermi conto immediatamente di quanti sono gli assalitori. Pur sapendo che non avrei dovuto farlo, mi strappo subito via quelle bestiacce perché, dopo aver scalato tutta la scala dell’evoluzione, mi fa un certo effetto tornare a fungere da alimento; così facendo però mi procuro un sanguinamento che, grazie all’anticoagulante irudina utilizzata dall’amabile animaletto, si trasforma rapidamente in piccoli rigagnoli di sangue lenti ma continui. Non ho tempo di pensarci perché sono oramai le 17 e in un’ora devo assolutamente arrivare al paese che si nasconde molto lontano dietro una serie di colline. Scendo a salti, ma con molta concentrazione, lungo la parte più ripida e pericolosa della scalinata e quando questa lascia posto alla parte di sentiero che quasi in piano passa stretto fra la vegetazione, mi metto a correre sia per far prima sia per impedire alle sanguisughe, che ora mi sembra siano in agguato su tutte le foglie che mi toccano, di attaccarsi alle gambe nude. Suole di scarpe poco più che lisce, fretta maledetta, riduzione di concentrazione, elasticità in riduzione consensuale con l’età e terreno di creta umida e scivolosa sono fra le condizioni che mi fanno fare una scivolata con le modalità di un TAV; istintivamente appoggio il braccio dritto dietro di me e quando questo con tocca il terreno, l’energia si scarica tutta sulla spalla dandomi la precisa sensazione fisica e uditiva di qualcosa che si taglia. Mi alzo e quasi offeso mi rendo subito conto che, anche se per ora non sento dolore, non riesco più a sollevare il braccio. Non so perché ma la prima cosa che mi viene in mente è di aver offeso, con l’offerta della Kata, o una o entrambe le divinità: quella buddista perché ho regalato la sciarpa che mi era stata data per proteggermi e non per essere regalata, tantomeno a divinità della concorrenza, quella induista perché ha ricevuto un regalo “riciclato” . Non ho tempo per lunghe elucubrazioni così riprendo, con maggior attenzione, la discesa a “rotta di spalla” ed arrivo giusto in tempo alla fermata del bus. La gente del villaggio raccolta lì attorno mi guarda incuriosita e ne hanno ben d’onde perchè questa è la mia fotografia del momento: maglietta completamente bagnata di sudore, idem i pantaloni corti che per di più dietro presentano gravi ed estese chiazze di fango, mani e braccia sporche, gambe con rivoli seccati di sangue, arto superiore destro immobile, sguardo allucinato di che ha fatto una stupidaggine (tutta questa avventura è avvenuta da solo, senza cellulare e senza che nessuno sapesse dove ero diretto) insomma mi sembra che potrei entrare di diritto nella casta degli intoccabili e forse anche degli inguardabili. Facciamola corta: restanti 4 giorni in Nepal con dolori ad ogni movimento della spalla specialmente durante la notte; rientrato a Belluno Rx negativa per fratture, ma risonanza positiva per completa lesione del tendine sovraspinato e grave lesione del sovrascapolare; intervento in endoscopia a Feltre durato 2 ore e mezza; riabilitazione fisica (dolorosa) e piscina per 2 mesi e mezzo e finalmente allo scadere dei 3 mesi recupero praticamente completo. In aggiunta questa piccola disavventura mi ha anche impedito di partire per il trekking del Kanchenjunga a cui tenevo molto. Durante tutto il periodo di ripresa ho continuato a pensare se e quanto il così decantato sincretismo fosse una realtà, se fosse valido solo per gli autoctoni, se avessi in qualche modo agito in modo religiosamente scorretto e cosa avrei dovuto fare per ritornare in pace con gli dei ….. ma questo, se gli stessi dei induisti e buddisti avranno la bontà di concedermi forza e voglia, sarà tema della terza puntata, che non è esente anch’essa da qualche stranezza. (CONTINUA)

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Un commento

  1. ok…ma adesso sbrigati con la terza puntata!!

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