NEPAL E GRANDE GUERRA . LA VERA RETE E’ LA STORIA

Aeroporto Ataturk di Istanbul. In transito da Venezia e per Kathmandu.
Fra laguna e corno d’oro poche ore di volo. Per quasi un millennio un alternarsi di guerre e commerci .
In mezzo, trattati rispettati solo da chi ci guadagnava
Ferocia ed ambiguità levantina da ambo le parti. E traffici, tanti traffici.
Riascoltatevi “ariva i barbari “ di Alberto D’ Amico : dentro c’è tutto.
Leggo “ Repubblica “ che ho comprato al Marco Polo : sentiamo cosa dice Scalfari nel suo fondo domenicale.
Consigli per gli acquisti. Non ne ho bisogno; domenica non potrò votare.
Sfoglio, in bilico fra il curioso ed il nauseato, fino a pagina 30
E là mi fermo. Mi fermo ad osservare quelle figure sbiadite : fanti che escono, forse per l’ultima volta , dalla trincea. Dietro a loro immagini velate di uomini simili a fantasmi. In basso a sinistra un uomo sta scrivendo appunti.
E’ iniziato il lungo viaggio di Paolo Rumiz lungo il fronte della Grande Guerra.
Leggo centellinando ogni riga : E’ un manifesto contro la guerra. Un reportage coinvolgente e commovente che vi suggerisco di leggere.
Lunga vita a tutti coloro che offrono questi contributi per tali finalità.
Del tutto comprensibile che vi chiediate cosa c’entra Rumiz e la Grande Guerra con il Nepal ed il nostro ambulatorio.
Ve lo spiego subito. Vi spiego perché le poche sinapsi rimaste si sono immediatamente connesse ed il mio pensiero è entrato in “rete
Molti anni fa scendevo dalla collina più alta di Darjeeling, cittadina del Nord-Est dell’India, famosa per il suo pregiato thè.
Ci ero andato, su quella collina, perché in cima c’è la tomba-monumento di Tenzing Norgay , Sherpa e primo salitore, con Sir Edmund Hillary, dell’ Everest.
Alle spalle una fuga infinita di colline verdissime di piantagioni , punteggiate qua e là dai vivaci colori delle raccoglitrici delle preziose foglie.
Di fronte la gigantesca, scintillante catena del Kanchenjunga, un 8.000 che divide il Nepal orientale dall’India.
Scendevo al tramonto, letteralmente ammaliato dalla bellezza circostante e dall’emozione di quella semplice scritta : Tenzing Norgay – Sherpa
D’improvviso, svoltata una curva del sentiero, uno sbatter di tacchi , un saluto militare a mano aperta e palmo in avanti. Per capirci , quei saluti di Montgomery alla sua truppa.
Piccolo di statura, tarchiato, anziano. Tratti tibetani. Una divisa sdrucita e consunta, ma con le pieghe perfette.
In testa il tipico berretto piatto e di traverso. Alla cintura l’inseparabile Khukuri, lungo coltello arcuato.
Senza pensare gli dico a voce alta : “ Gurkha “ ! !
“ Yes Sir “ : 7° Compagnia, 5° Battaglione, 3° Reggimento. Nuovo sbatter di tacchi, nuovo att-tenti !
– Solo noi siamo autorizzati a fare la guardia a questa collina –
Mi sono seduto con lui ed ho aspettato che scendesse la sera.
Sapevo bene chi fossero i Gurkha, i più leali e fedeli soldati della Corona , quando tutto il sub-continente indiano, Nepal compreso, faceva parte del Commonwealth.
Con tutti i doveri che l’Inghilterra, non certo tenera, chiedeva loro.
Leali e fedeli, ma anche feroci e coraggiosissimi.
Un po’ quello che erano, per l’Impero Asburgico, i Bosniaci o come si diceva da noi con un brivido di paura, i “ Bosgnàch “.
Mai più però mi sarei aspettato di sentire la sua storia di soldato nepalese nella Seconda Guerra Mondiale, e men che meno quella di suo padre, “ardito “ nelle trincee di Verdun durante la Prima.
Anche lui Gurkha, naturalmente. Il “titolo” viene tramandato di padre in figlio.
Gli ho raccontato di mio nonno, povero fante sull’Isonzo.
Conosceva quel fiume e sapeva delle sue 11 battaglie e di quella finale più di tanti nostri compatrioti.
Ha ragione Rumiz “ … e mi chiesi che futuro avesse un Paese così pronto a dimenticare “.
Finisco la pagina , i ricordi e le fantasie. L’altoparlante annuncia l’imbarco per Kathmandu.
Tutt’intorno un affannarsi di passeggeri intenti a spegnere aifon, tablet, aipod ed aipad.
Si deve essere connessi, informati, sapere tutto subito.
Il futuro è vicino, incombe.
L’Isonzo invece è lontano, nel tempo, nello spazio e nella conoscenza.
Consegnamone la memoria a qualche vecchio Gurkha.
“ Yes, Sir “ : 7a Compagnia, 5° Battaglione, 3° reggimento.
Saprà fare buona guardia.
‘notte         Mauro
P.S. : Qualche anima gentile e lettrice di “Repubblica” mi metterebbe da parte i prossimi articoli di Paolo Rumiz ? Grazie

 

 

 

 

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2 commenti

  1. Simonetta · · Rispondi

    ciao Mauro, bello il tuo post! Continua così

  2. Gianpaolo Drago. · · Rispondi

    Cuore, carisma, cultura , ecco l’ emozionante mix che mancava da tempo a questo blog!
    Bentornato Mauro! Gianpaolo .

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