HO SOGNATO LA BICICLETTA

L’ho sognata da bambino e in tutti questi giorni. Da bambino.
Eravamo rimasti che sarei passato il giorno dopo a prenderla, e così è stato.
Con l’emozione della prima bicicletta, che per quanto mi riguarda fu all’età di 14 anni e da donna, perché doveva servire a tutta la famiglia.
Ancora incartata nella sua carta crespa beige. Ormai chi la ricorda più ?

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Nera . Sobria, essenziale, elegante.
La scarto con cura.
Inizia il rito delle verifiche : movimento centrale, blocco sterzo, freni.
Sapienti colpi di martello qua e là. Attentooo ….. Sorride sicuro di sé.

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Odore di grasso, di mastice e di gomma.
Prova su strada. Sale “alla vecchia”: piede sinistro sul pedale, due spinte e via. Frena. Prima dietro, poi davanti. Riparte. Qualche scarto rapido di prova. Gesti consueti. Ultimi ritocchi : Perfetta. Un vero gioiello dall’alto dei suoi 19 Kg
Pompa, campanello e via verso la Scuola, saltandoci su anch’io “ alla vecchia “.
Felice come un bambino appena promosso.

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Pomeriggio del giorno seguente. Sono libero e non piove.
Scelgo un itinerario non particolarmente impegnativo. Credevo.
Giro della valle salendo a Macchegaon ed al suo Tempio, poi giù a tutta velocità verso le fornaci di mattoni, principale fonte di lavoro ma anche di inquinamento della vallata.

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Su e giù fino a Kirtipur , quindi alla Scuola. 15 Km. Sfinito.
Un pensiero affettuoso corre a Sergio Sanvido, inimitabile consigliere e caro amico.
Negozio ed officina a Cesiomaggiore – Feltre. Non perdete la visita al suo Museo della bici.
……te mète su un raportìn, te se ormai vecio, no te sbaglia mai100 …..
Chi lo conosce, oltre che essere fortunato, sa di doverlo ascoltare.
Io lo ho sempre fatto, senza pentirmene mai .
….. te ò mess su i palmer de la Rubè ….. tubolari più grossi, in uso sul pavè della Parigi – Roubaix ( N d R )
Mai s-centrata una ruota, in più di 20 anni di cicloturismo in giro per mezza Europa. Carico.
Torniamo a Macchegaon, ed ai rapporti al cambio.
Il 46 X 17 sarà anche buono per passisti veloci, ma vi assicuro che su queste strade e su certe pendenze metterebbe in difficoltà non solo me, ma anche Quintana ed Uran Uran.
Torno, un po’ abbacchiato, dall’uomo.
“ Too hard, too hard …. “ gli dico.
Chi sa fare il proprio lavoro capisce al volo le cose. Forse aveva anche valutato i miei garretti.
– Torna fra un paio di giorni, ne mettiamo uno più grande dietro. Parla per interposta nipotina.
Torno. Un bel 23. Catena troppo corta. Mi preoccupo. Cerca per terra ciò di cui ha bisogno.
E qui l’apoteosi dell’ingegno. Ilizarov in versione ciclistica.
Officina “ outdoor “, tutta su marciapiede, a 35 cm dal bordo strada.

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1 ( una ) chiave inglese regolabile. Numerosi vecchi martelli, buoni forse a spaccar pietre. Qualche altra chiave più piccola. 2 cacciaviti storti. La vasca d’acqua per “testare “ le camere d’aria bucate.
Tutto qui : esaurito lo strumentario.
M’è venuto in mente un episodio di anni fa che mi ha lasciato ammutolito : ho visto smontare e rimontare il cambio di una Toyota nella sabbia del deserto libico. Stessi mezzi.

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Che invidia per questa manualità …….
E la catena troppo corta ? Resto preoccupato.
Con lo smagliacatena più sofisticato un bravo meccanico non impiega meno di 15 minuti per allungarla.
In 10, compresa la presa di misura, 2 maglie, con ben assestati colpi dei grossi martelli la ruota era in sede, con la sua catena di misura perfetta.
Nessun sovrapprezzo, è an cora in garanzia ……
Non solo bravo, anche onesto.
Volo verso la Scuola.

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“….. te mète su un raportìn ……”
Sergio ha sempre avuto ragione.

‘notte       Mauro

 

 

 

 

 

 

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