PICCOLE CRONACHE DI COMMIATO

Non so se l’abitudine spenga l’ispirazione o se il mio sguardo veda ma non sappia cogliere.
Di certo capisco che il problema è mio e non certo della realtà che mi circonda.
Che è vivace ed in continuo movimento
Raccontarvela senza ripetere cose già dette non è però cosa facile. Almeno per me.
Non è il mio mestiere, del resto. Ne ho già uno e mi basta.
E così torno a giocare la parte che più mi si addice, quella del conta – storie, anzi storielle.
Quel che vedo andando per strada, o uscendo dalla camera per andare in ambulatorio.
Piccole cose senza pretese.
Salvo l’impresa storica di Sabato scorso, di cui avete già letto il “ Rècit de l’ascension “ .

Non vorrei però indurvi ad un’erronea opinione su ciò che facciamo qui.
Le storie che vi raccontiamo, piccole o grandi che siano, avvengono nei momenti liberi dagli impegni dell’Ambulatorio, che vi assicuro sono tanti e talora anche complessi.
Non credo siate particolarmente interessati ai verbali di riunioni – fiume di 4 o 5 ore con Comitati vari. Già sono piuttosto pesanti da digerire le Mail informative che inviamo al nostro gruppo di lavoro. Le risparmiamo a voi.
Questa nota per dare risposta a chi mi ha scherzosamente chiesto : “… ma quando lavori ? “

 

 

SAPONE

In un Post di due anni fa dal titolo : “ I poveri si riconoscono dalle scarpe “ scrivevo : “ … scarpe piccole, misure da bambino, tutte rigorosamente di plastica ed usurate come lo sono soltanto quelle dei bambini ….
Non si sa perche’ gli adulti, che tante cose vogliono e sanno insegnare, non sono capaci di imparare quel particolare modo di consumare le scarpe che hanno i bambini …… “
Due anni dopo riscontro evidenti analogie con la annosa questione del sapone, oggetto di corsi su corsi sul lavaggio delle mani.
Già vi ho detto del primo tentativo di soluzione al problema che altri prima di me hanno affrontato.
Ora vi confesso il suo totale fallimento, debitamente documentato a futura memoria.
Ma come è possibile consumare, contorcere, distruggere delle saponette che ad una normale massaia durerebbero mesi? Confesso che non lo so. Studierò il caso.
E’ vero, sono stato presuntuoso, ma i fallimenti costringono sempre, dopo un bagno d’umiltà, alle ripartenze.
E così è stato. Con la testardaggine che qui di sicuro viene affettuosamente presa per quella di un vecchio zio un po’ rimbambito. Beh …. tutti i torti non li hanno ……
Compero altri tre grossi pezzi di sapone, vado da un vicino falegname a farmi fare delle tavolette di legno, e torno fiducioso a scuola, alla ricerca di “ Drill – Man “.
Lo trovo, ma è “busy”.
Passo il giorno dopo. Può.
Buchi attraverso il sapone, buchi attraverso le tavolette. Buchi dappertutto. Noo, la squadra non serve …. e nemmeno la bolla. Penso all’amico della bicicletta.

Robusto filo di Nylon che li attraversa. Basterà ?
L’aspetto appare solido, ma si deve sempre aspettare la prova dei fatti.
Unico dato incontrovertibile, unica verità.
Aumentano tecnica, materiali e tecnologie ma diminuisce la fiducia.
Comincio a pensare che non ce la farò mai, ma devo resistere nelle mie convinzioni.
Mi sembra di essere il vecchio padre del bellissimo film “ Nebraska “, che ho visto in aereo venendo qui.
Le immagini mostrano il Pre ed il Post-operatorio e i controlli a 3 e 7 giorni.
Per il controllo a distanza bisogna aspettare.
Con malcelato desiderio di vedere come finirà ed una vaga, molto vaga speranza.

BUFALO

Avevo un appuntamento a Patan, storica ed antica Capitale.
Ero in anticipo quindi ho deciso di andarci a piedi.
Di buon passo ci si mette una quarantina di minuti.
Si attraversa un ponte sospeso “tibetano”, sul fiume Bagmati, vera discarica all’aperto.
Si raggiunge la “ Ring – Road “, la si attraversa e passo dopo passo si raggiunge Patan.
Per la strada mezzi di ogni genere, con netto predominio delle scarpe.
Ormai i carichi più pesanti vengono trasportati dai camion.
Quelli alla portata ( loro, non nostra ) dell’uomo avvengono ancora a spalle.
Fra gli uni e gli altri una variegata tipologia di mezzi.
Con una stranezza, tipica solo della valle di KTM e della cultura Newari in genere.
Qui non si vedono, come nelle altre parti del Paese, carri trainati da bufali.
Ne ho chiesto la ragione. Non l’ho trovata. E’ così da sempre. Perché chiedersela ?
Ogni tanto la strada è interrotta da certe strane gobbe, mi pare si chiamino dissuasori, che hanno la funzione di portare la velocità dai normali 30 ai 15 Km/h. Questione di sicurezza.
Viene avanti un carro a due ruote tirato da un magro bufalo. Strana e rara eccezione alla regola.
L’ “autista” gli cammina a fianco.
Metà del carico, sacchi di cemento, è già stata consegnata.
L’altra metà, collocata dietro l’asse delle ruote per non gravare troppo sulla groppa dell’animale, deve ancora essere consegnata.
Giungono all’altezza del dissuasore.
Leggera frustata per superarlo ….. ed hop !
Il carico vince il peso della bestia, che improvvisamente si ritrova sollevata in aria, a gambe penzoloni ad un metro da terra.
….. vado a Patan, i suoi celebri templi li ho fotografati tante volte, non prendo con me la macchina fotografica. Errore del principiante. Averla con sé sempre.
Il bufalo, paziente, aspetta che qualcuno lo tolga da quella situazione per lui così imbarazzante e disdicevole.
Con calma ma sicuro del fatto suo l’uomo chiede ai passanti, me compreso, di salire sul carro , ovviamente davanti.
Eseguiamo. Tre bastano. Dolcemente il bufalo scende, visibilmente confortato, fino a terra.
Spostamento dei sacchi un po’ più avanti, e via verso il futuro….
Che, come si sa, ha un “cuore antico “.

‘ notte Mauro

COMMIATO    Stamattina ultima riunione al Kirtipur Hospital.     Stasera camomilla doppia : sono al mio 4° tentativo di inserire le foto, e mi si pianta sempre.   Le allegherò tutte insieme domani, se ne sarò capace.  Ora sono sull’orlo di una crisi di nervi.               Un’altra buona ragione per smettere, oltre alle vostre.                 Domani è Sabato, festa.      Andrò a visitare i due antichi templi di Suryabinayak e Budhanilkantha, che ancora non ho visto.     Ma basta Post ! !
E’ quindi questo il mio ultimo .  E pure monco.
Anche per quest’anno è finito il tormentone. Non vogliatemene.
Grazie a chi lo ha seguito,e complimenti per la pazienza.     A chi non lo ha fatto, per la felice intuizione.

 

 

 

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