KIRTIPUR

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 volo  Istanbul – Kathmandu

L’aereo è semivuoto, per metà emigranti nepalesi che tornano alle loro case, se ci saranno ancora, per metà gruppi di soccorritori che giungono da ogni Paese

Niente turisti, niente trekkers, nessuna spedizione.

Quelle file di sedili vuoti, in altri tempi gioia dei viaggiatori notturni, ci appaiono ora ragione di profonda tristezza, ansia per ciò che ci aspetta

Parliamo poco .

Davanti a noi due giovani nepalesi ingannano il tempo con i giochi dello schermo: chissà quali pensieri li tormentano in queste poche ore che mancano allo sbarco.

Dietro, un gruppo di un’organizzazione tedesca, accanto , un medico francese del SAMU, il nostro SUEM, che deve raggiungere la sua Ambasciata per unirsi alla sua squadra; ma ancora ci sono soccorritori americani di una chiesa anglicana del Minnesota e del Missisipi, un nutrito gruppo di olandesi, un’altro di polacchi.

Scambiamo qualche parola, poche perchè nessuno ha voglia di parlare, ma in fondo basta uno sguardo per capirci; la preoccupazione  traspare nei volti e stringe la gola.

Quante volte abbiamo percorso questa tratta ansiosi di muoverci in questo Paese che ispirava felicità.

In altri momenti si vedevano solo abbigliamenti da trekkers griffati Salewa, Montura e North Face e il tuo vicino di posto ti raccontava , nell’Esperanto degli aerei, del Khumbu, del giro dell’Annapurna, di quante volte era già venuto in Nepal e soprattutto di quanto amasse questo Paese ed i suoi abitanti.

Oggi no. Il vicino di posto non indossa eleganti scarpe Mohito color pastello ma grezze calzature anti-infortunio e per lo più rimane chiuso nel silenzio e nella concentrazione di quello che lo aspetta e di quello che dovrà fare.

Ogni tanto ci guardiamo, forse cerchiamo di trovare la forza che già sappiamo ci servirà, forse è solo bisogno di condividere il filo di ansia che ci unisce; proprio non riusciamo ad immaginare quello che ci aspetta all’uscita dell’aereoporto, di sicuro non  la faccia rilassata di Lila o il sorriso di Narayan…

Ci sarà ancora in città una delle caratteristiche più pittoresche: il groviglio apparentemente inestricabile del suo traffico oppure vedremo  passeggiare per le vie solo qualche mucca placida, imperturbabile ora come lo era prima e lo sarà sempre.

Ci hanno comunicato che l’aeroporto sarà una baraonda di persone e  di bagagli ; ognuno rivendicherà a buon diritto una propria precedenza.

Noi speriamo solo che tutti questi aiuti e questi sforzi vadano a coloro che sono stati più colpiti dal terribile sisma.

Manca poco all’atterraggio perciò riprenderemo quando possibile.

Nella stanza della Rarahil Memorial School

Come spesso in queste situazioni le cose vissute sono molto diverse da quelle raccontate

All’aeroporto non c’era né confusione, né controlli o tempi quali ci erano stati descritti, c’era una calma ed un silenzio quasi irreali e l’entrata  è stata la più rapida delle tante effettuate in tutti questi anni.

Ci accolgono con un abbraccio il fido Sanchit e l’amico Lila; hanno il volto di chi ha dormito poco e male da giorni, ma il tratto è come sempre gentile e sorridente

L’aeroporto è situato dalla parte opposta di Kirtipur, mentre percorriamo la città, siamo immersi in un traffico da città scandinava, poco ed ordinato.

La Ring Road circonda la città vecchia ed attraversa aree costruite in anni recenti, spesso con criteri anti-sismici quindi la prima e purtroppo fallace sensazione è stata quella di una città colpita, ma molto meno di quanto ci si aspettasse.

Lo stesso per Kirtipur nuova, per gli edifici della Rarahil Memorial School e dell”Ambulatorio De Marchi, perfettamente integri grazie alla avvedutezza nella loro costruzione e nell’uso dei materiali.

Nei dintorni di Kirtipur

Ma la realtà non era questa, o meglio non era solo questa.

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Dopo averci fatto vedere alcuni dei punti di raccolta e di attività sanitaria, eccoci quasi d’improvviso immersi fra i cumuli di macerie che caratterizzano la piccola e a noi tanto cara cittadina di Panga.

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Qui la prima impressione che avevamo avuto di una solo alterata normalità lascia spazio alla vera dimensione del disastro che ha colpito il povero Nepal. Molte delle case vecchie di Panga sono solo un cumulo di polverosi calcinacci, altre case che hanno perso le pareti mostrano l’intimità dei propri interni, altre ancora presentano profonde ferite che solcano terribili le facciate. Appeso in alto ad un muro crollato di una camera, un orsacchiotto di pelouche ricorda senza pietà come la tragedia abbia colpito anche i bambini.

CIMG2482_450x600Poco più avanti si è formata una fila di ragazzi, alcune donne e persino un uomo anziano distinto nel suo abito completo di cravatta;CIMG2488_800x600 partendo da un alto mucchio indistinto di mattoni misti a travi di legno spezzati e alle povere suppellettili si passano di mano in mano con una pazienza rassegnata un piccolo pezzo di quella che era una casa per farne un mucchio là dove sia di meno intralcio.

Un vecchio contadino, nel suo tradizionale abito Newari, cerca piccoli oggetti, la sua memoria, seduto su un mucchio di mattoni polverizzati

Con calma rassegnata sposta oggetti di quella che era la sua casa, gli occhi spenti guardano verso di noi. Trova la forza e la voglia di dirci Namastè.CIMG2534_450x600

Per oggi è troppo: torniamo alla Scuola.

Mauro, Paolo, Beppe

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8 commenti

  1. Buon lavoro eterni ragazzi della razza Piave. Io amante del Nepal e della sua fantastica popolazione sono con voi,

  2. In questo momento i vostri cuori e le vostre mani sono i cuori e le mani di tutti noi.

  3. marta farina · · Rispondi

    Col pensiero e col cuore sono con voi anche io. Raccontateci del nostro Nepal, dei nostri amici e di quella gente sfortunata. Noi da qui faremo del nostro meglio per aiutarvi, diffondendo la richiesta di raccolta fondi e aiuti. Grazie per esser lì. Un abbraccio forte e sincero a voi, a tutti lì!

  4. Denis Toffoli · · Rispondi

    Caro Mauro e Amici del Nepal e di Kirtipur immagino che la situazione li sia davvero terribile! Non mollate ! Siete delle persone e medici speciali e non potete che portare un validissimo e apprezzatissimo aiuto. Vi pensiamo spesso e in qualche modo cerchiamo di sostenervi. Un grande abbraccio!

  5. daniela bortot · · Rispondi

    Oggi in Italia ricordiamo i 750 anni di Dante. Un pensiero a voi, che portate un pezzetto di Paradiso in terra, con le vostre mani…

  6. Tantissssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssimi bellunesi sono con voi e vi seguono costantemente.

  7. Adolfo Malacarne · · Rispondi

    Cari amici, dirvi che siete super-bravi è riduttivo. Vi siamo vicini e stiamo organizzando al meglio la serata di solidarietà del 14 maggio a Quero. Col Nepal e con i nepalesi nel cuore!!

  8. gianpaolo · · Rispondi

    Un affettuoso abbraccio a voi e ai nostri cari e sfortunati amici della Rarahil e dell’ADM.

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